giovedì 25 febbraio 2016

Phlebia rufa (Pers.) M.P. Christ. 1960

Determinazione a cura degli amici del Forum Studies in Aphyllophorales

Phlebia rufa (Pers.) M.P. Christ. 1960

Phlebia rufa 

Phlebia rufa 

Phlebia rufa 

Phlebia rufa 

Phlebia rufa 

mercoledì 24 febbraio 2016

Stereum hirsutum (Willd.) Pers.

Scheda redatta da Il Mondo dei Funghi - Determinazione a cura del Sig. Marco Facchini

Stereum hirsutum (Willd.) Pers.

Etimologia

Stereum = duro, saldo, rigido (aggettivo latino derivato dal greco stereòn)

hirsutum = irsuto, ricoperto da peli (dall’aggettivo latino hirsutus).



Sistematica

Regno : Fungi, Divisione : Amastigomycota, Subdivisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomyce-tes, Sottoclasse: Aphyllophoromycetideae, Ordine: Corticiales, Famiglia: Stereaceae, Genere: Ste-reum, Specie: hirsutum.


Commestibilità

Non commestibile perchè duro e coriaceo.



Descrizione

E’ una specie lignicola comune e ubiquitaria, presente tutto l’anno sulla corteccia di rami o tronchi di varie latifoglie dove forma ampie colonie di carpofori resupinati o irregolarmente reflessi.

Al principio i basidiocarpi si presentano sotto forma di una crosta increspata aderente al substrato, poi essi si distendono formando mensole sovrapposte, semicircolari, a mo’ di piccoli ventagli, di consistenza coriacea e sporgenti per circa 3 centimetri. La superficie superiore del carpoforo appare ricoperta da una marcata villosità ed è concentricamente zonata con colori variabili grigiastri, brunastri con sfumature aranciate, con il margine di solito giallo. L’orlo è irregolarmente lobato.

La superficie imeniale sottostante è liscia, più o meno ondulata, giallo-arancione tendente a divenire bruna con l’età.

Carne, suberosa, elastica, giallo-brunastra, immutabile. Odore e sapore quasi nulli.

Basidiospore cilindriche, debolmente amiloidi, liscie, ialine ma bianche in massa; misurano 5,5 / 7,5 x  2,5 / 3,5 μm.

Si può trovare durante tutto l’anno su legno marcescente o cariato (ceppaie, tronchi morti, rami caduti al suolo) di latifoglie, soprattutto di leccio (Qurcus ilex).


Possibilità di scambio

Non è agevole orientarsi tra le 8 specie europee del genere Stereum: esse differiscono per le diverse dimensioni dei carpofori, per la villosità del cappello, per le variabilità cromatiche delle superfici pileiche e per il maggiore o minore viraggio al rosso non appena vengono toccati. Tra gli altri ricordiamo S. insignitum, S. gausapatum, S. subtomentosus S. sanguinolentum, S. rugosum.

Confondere uno Stereum con un Coriolus (altro genere lignicolo con carpofori mensoliformi) dovrebbe essere improbabile ricordando che le specie ascritte al genere Coriolus hanno la superficie imeniale costituita da pori.


Stereum hirsutum

Stereum hirsutum

Stereum hirsutum

Spore di Stereum hirsutum - Photo by M.Facchini

Ganoderma applanatum (Pers.) Pat.

Scheda tratta da AMINT Tutto Funghi - Determinazione a cura del Sig. Marco Facchini

Ganoderma applanatum (Pers.) Pat.

Tassonomia
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Polyporales
Famiglia Ganodermataceae
Genere Ganoderma

Sinonimi
Fomes applanatus (Pers.) Gillet (1878)
Ganoderma leucophaeum (Mont.) Pat. (1889)
Polyporus applanatus (Pers.) Wallr. (1833)

Etimologia
Dal greco gános = lucentezza e dérma = pelle, con la pelle lucente.
Dal latino applanatus = spianato.

Cappello
10-60 × 5-30 cm, a forma di mensola, appiattito, superficie superiore quasi sempre irregolare, con zonature concentriche e nodosità, rivestito da una crosta spessa circa 1 cm, rugosa, dura ma cedevole se premuta, di colore brunastro, grigiastro-bruno, marrone, fino a tonalità grigio-scure o nerastre; viene ricoperto all’atto della sporulazione da uno strato abbondante di basidiospore di colore brunastro; il margine è ottuso, ispessito, ondulato, biancastro, che scurisce con l’età ma mantenendo tonalità più chiare rispetto al resto del cappello;

Imenoforo
I tubuli sono disposti su più strati con uno spessore di circa 1 cm, uno per ogni anno di età del basidioma, di colore brunastro, bruno-ruggine; pori rotondeggianti, del diametro di 0,2 mm, biancastri, brunastri alla manipolazione, frequentemente deformati da galle cilindriche o coniche-ottuse provocate dalle larve del dittero Agathomya wancowitzii.

Carne
Dura, suberosa, coriacea, di colore variabile da bruno-ocra a bruno-rossastro, odore e sapore nulli o comunque poco significativi.

Habitat
Parassita o saprotrofo, cresce tutto l’anno nelle zone a clima temperato in Italia e in Europa, predilige le zone a clima mite delle aree mediterranee ma si adatta facilmente all’ambiente urbano; si sviluppa alla base, a un metro o meno di altezza degli alberi viventi, su ceppaie o su tronchi caduti di latifoglie tra le quali: Leccio, Faggio, Platano, Sughera, Frassino, Carpino, Pioppo e più raramente su aghifoglie (Pino domestico).

Commestibilità e Tossicità
Non commestibile, per la consistenza della carne legnosa e coriacea.

Somiglianze e Varietà
Di problematica determinazione, può essere facilmente confuso con Ganoderma adspersum e Ganoderma resinaceum: più di uno dei caratteri distintivi indicati dagli autori per queste specie, sono riscontrabili in tutte e tre le specie, oppure, sono di difficile interpretazione; l’unico carattere che garantisce una sicura determinazione è la lunghezza delle spore.

Osservazioni
Sicuramente è uno dei Polyporales più diffusi, fa parte della Famiglia delle Ganodermataceae; le zonature o i solchi nella superficie pileica, indicano che la sua crescita avviene in diversi anni: ogni anno il diametro del cappello aumenta, un nuovo solco si aggiunge a quelli già esistenti e uno strato di tubuli si sovrappone agli altri. Danneggia gravemente gli alberi che attacca, minando la loro resistenza meccanica e la loro stabilità con la carie bianca e il marciume radicale.

La zona dei pori (imenoforo) se graffiata o incisa imbrunisce mettendo in risalto sul fondo biancastro le linee tracciate. Viene utilizzato in Giappone e in Cina come medicinale.

Ganoderma applanatum

Ganoderma applanatum

Ganoderma applanatum

Ganoderma applanatum


Spore di Ganoderma applanatum - photo by M.Facchini