domenica 15 febbraio 2026

Psathyrella orbitarum (Romagn.) M.M. Moser, in Gams, Kl. Krypt.-Fl., Edn 3 (Stuttgart) 2b/2: 215 (1967)

Psathyrella orbitarum (Romagn.) M.M. Moser, in Gams, Kl. Krypt.-Fl., Edn 3 (Stuttgart) 2b/2: 215 (1967)

Ritrovamento del 2025 studiato dall'amico Massino Panchetti, sue le foto e analisi micro.

Basionimo:

Drosophila orbitarum Romagn., Bull. mens. Soc. linn. Soc. Bot. Lyon 21: 152 (1952)

Sinonimi:

Drosophila orbitarum pseudovar. bisporiger Romagn., Bull. Trimestriel Soc. Mycol. France 91(2): 207 (1975)

Psathyrella orbitarum f. bisporigera (Romagn.) Lécuru, in Lécuru, Courtecuisse & Moreau, Index Fungorum 384: 2 (2019)

Psathyrella prona f. orbitarum (Romagn.) Kits van Wav., Persoonia, Suppl. 2: 282 (1985)

DATI DELLA RACCOLTA

Scarsi i dati trasmessi dal legit Bruno de Ruvo: “foto 6028 – 6031 – 6032 del 2. 11. 2025 Pagni di Pietracamela (TE)”; è tuttavia possibile rilevare che la raccolta era presso faggio e forse altre essenze? Dunque in ambiente boschivo o limitrofo; si rileva un cappello di circa 12-15 mm., campanulato, poi disteso con umbone ottuso di colore più carico totalmente ricoperto di flocculi fibrillosi biancastri nel solo esemplare in cui è visibile la parte superiore; per il resto lamelle piuttosto rade, adnate e poco discendenti, con una riga evanescente rossastra sotto il filo lamellare nell’esemplare più immaturo e bruna in quello più maturo, in entrambi i casi più percettibile verso il bordo pileo; il gambo non è lunghissimo, sui 35 mm., e spesso circa 1,5 mm., biancastro, liscio con leggera pruina nella parte altissima del caule.

DATI DELLA MICROSCOPIA

Spore: (10.3) 11.2 - 12.6 (13.1) × (5.2) 5.6 - 6.5 (6.7) µm; Q = (1.6) 1.9 - 2.2 (2.3) ; N = 110; Me = 11.9 × 6 µm ; Qe = 2; subcilindriche, oblunghe, ellissoidali, lisce, bruno-arancio, con poro ben visibile.

Basidi: tetrasporici, 25-28 X 10,17-12 µm .

Pleurocistidi: 37-76 X 7-14 µm ; numerosi, strettamente lageniformi, ma più spesso fusiformi ad apice acuto, anche con lungo mucrone, raramente forcati, parete sottile, ialini.

Cheilocistidi: di tipo A 25-55 X 7-12 µm numerosi, sparsi; di tipo B clavati, subpiriformi, non troppo diffusi.

Pileipellis: di tipo imeniforme a cellule sovrapposte in più strati, subsferoidali/piriformi.

Caulipellis: rilevata scarsa presenza di elementi simili ai cistidi imeniali, presenti solo ife rigonfie come terminali di ife cauline.

DATI DETERMINATIVI

La specie individuata da H. Romagnesi, allora sotto il nome di Drosophila, si presta ad una lunga discussione per la moltitudine di specie che all’epoca (1952) si rintracciavano con caratteri così simili che difficilmente anche la microscopia riusciva a dirimere; dunque la giusta collocazione non poteva che fare riferimento alle tante raccolte di cui uno studioso si “armava” per poter dare una solida caratterizzazione speciografica a quelle raccolte. Gli studiosi si passavano di continuo le raccolte, le esaminavano in ogni più piccolo particolare che poi veniva minuziosamente riportato. Si legge così nel lungo lavoro di Kits van Waveren sul genere che, nella Sezione Atomatae dove tali specie erano state collocate, quella più significativa della sezione, P. prona, è circondata da un tale numero di varianti che, alla fine, queste diventano delle semplici “colourforms, quite striking in the field”. Nella Atomatae erano inserite specie di piccola taglia, max 2,5 mm. di cappello, con lamelle dal filo spesso sottolineato in rosso/bruno, gambo mai radicante ma bulboso e, in genere coprofile; un dato che è già un primo misunderstanding in quanto nella chiave per le specie ce ne saranno appena quattro coprofile mentre tutto il resto sarà con crescita su residui marcescenti; qui troviamo appunto la capostipite P. prona che l’autore olandese decide di circondare di semplici forme (f. orbitarum, f. picta, f. cana, f. albidula, f. utriformis…) considerato appunto che né l’arrosamento del pileo all’essicazione, né la presenza precaria del filo sottolamellare colorato, né la forma dei pleurocistidi (..”these cells enable us to distinguish clearly between the various forms of prona…”) o delle spore sono davvero utili alla separazione di specie. Kits v. Wav. riconosce che l’unico modo per separare le specie create da Romagnesi siano il colore del cappello, le lamelle, il filo delle stesse, ma aggiunge anche, a troncare le speranze: ”these colours are very capricious and quite unreliable to go by in distinguishing these taxa as separate species”.

Non possiamo, in questi come ormai in molti altri casi, che ringraziare il nuovo aiuto che le sequenze molecolari ed il nuovo approccio alla conoscenza fornito dall’esame del DNA, hanno apportato nel districare simili intricate matasse. 

L. Örstadius oggi può realisticamente separare P. prona dalle vicine proprio grazie a questo aiuto che tuttavia funziona solo quando sia affiancato dalle giuste considerazioni che lo studio della fenetica apporta: ci sono le sequenze ma anche un velo simile a flocculi più che fibrille in orbitarum, ci sono pleuro strettamente fusiformi e mucronati, spore più piccole di prona e di potteri (ex P. prona f. cana di Kits v. Wav.), un velo più abbondante, un evanescente filo rosso a sottolineare le piccolissime sfumature che separano la P. orbitarum da prona, da potteri, orbicularis e dunque a rafforzare la nostra determina per la raccolta di Bruno de Ruvo come:          Psathyrella orbitarum (Romagn.) M.M. Moser.
































Meottomyces dissimulans (Berk. & Broome) Vizzini , Riv. Micol. 51 (1): 63 (2008)

Meottomyces dissimulans (Berk. & Broome) Vizzini , Riv. Micol. 51 (1): 63 (2008)

Ritrovamento del 2007, studiata da Marino Zugna del Forum AMB di Muggia, sue le foto e l'analisi micro

VEDI SCHEDA

Classificazione: Strophariaceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi

Basionimo: Agaricus dissimulans Berk. & Broome 1882

Sinonimi: Agaricus dissimulans Berk. & Broome 1882; Pholiota dissimulans (Berk. & Broome) Sacc. 1887.

Sinonimi tassonomici: Agaricus oedipus Cooke 1885; Hypholoma oedipus (Cooke) Sacc. 1887

Psathyrella oedipus (Cooke) Konrad & Maubl. 1949; Dryophila sordida Kühner 1953; Flammula sordida (Kühner) Kühner 1957; Dryophila oedipus (Cooke) Kühner 1957; Pholiota oedipus (Cooke) P.D. Orton 1960; Dryophila olivacea Maire & Malençon 1970; Pholiota olivacea (Maire & Malençon) Bon 1976; Phaeogalera oedipus (Cooke) Romagn. 1980; Galerina oedipus (Cooke) Clémençon 1986; Hemipholiota oedipus (Cooke) Bon 1986; Phaeogalera oedipus var. olivacea (Maire & Malençon) Lanzoni 1986

Descrizione della raccolta: “parzialmente desunta dalle fotografie della raccolta e dall'exsiccatum”.

Cappello fino a 30 mm, all’inizio convesso in seguito espanso, infine piano con depressione centrale e alle volte un basso umbone al centro della depressione, margine nel giovane leggermente involuto, quindi diritto, più o meno striato per trasparenza negli esemplari adulti; colore bruno-grigiastro, bruno-verdastro, misto a toni di giallo-miele, più pallido verso il bordo, orlo biancastro, rivestimento glabro, viscosetto, lucente, cuticola separabile, i giovani esemplari dimostrano evidenti residui velari fioccosi, effimeri nell’adulto.

Lamelle mediamente fitte, bi-strutturate, sub-arcuate al margine, sub-ventricose verso l’attaccatura, adnate con breve decorrenza per un dentino al gambo, forcate occasionalmente, intercalate da numerose lamellule, ocra chiaro in gioventù quindi brunastre, filo lamellare più chiaro, finemente crenulato.

Gambo 25 - 40 x 0,3 - 0.6 mm, cilindrico, con base leggermente allargata, da giovane biancastro quindi ocra-grigiastro, infine imbrunente, all’inizio pieno, poi cavo, con più o meno evidenti resti di velo parziale, o residui di questo, sottoforma di piccole fibrille, pruinoso in zona apicale, fibrilloso in basso.

Carne acquosa, poi fibrosa, biancastra, poi ocracea, carne insapore ed inodore. In exsiccata gli esemplari assumono un aspetto sericeo.

Microscopia:

Spore, misura effettuata su 250 elementi: (6,8) 8,3-10 (12,1) x (4,1 ) 4,5-5,3 (6,0) µm, in media 9,1 x 4,9 µm; Q. (1,6 ) 1,7-2 (2,2), Q. medio 1,9; inequilaterali, da faseoliformi a ellittiche viste di profilo, con leggera depressione mediana, da sub-ovoidi a sub cilindriche in proiezione frontale, apice attenuato, poro germinativo appena visibile, lisce, con parete leggermente spessa ma prezzabile solo a forti ingrandimenti, in H2O di colore bruno chiaro o misto a toni grigiastri, giallo-brunastre, giallo-verdastre in ammoniaca e con contenuto amorfo giallo-verdastro, alle volte con una o due guttule grosse guttule verdastre, appendice ilifera laterale poco pronunciata e appena apprezzabile.

Basidi, misura effettuata su 25 elementi; (22,0) 25,58 - 32,16 (33,1) x (7,4) 7,5 - 9,52 (10,0) µm; in media 28,6 x 8,7 µm; Q. : (2,7) 2,86 - 3,64 (4,2); Q. medio: 3,3; tetrasporici, non notati basidi bisporici.

Cheilocistidi, misura effettuata su 30 elementi: lunghezza (29,7) 32,31-45,25 (49,4) µm, in media 38,1 µm; larghezza alla base (2,5) 3,01-4,59 (4,8) µm, in media 3,8 µm; larghezza del ventre (3,8) 4,4-7,17 (9,5) µm, in media 5,6 µm; larghezza della testa (4,5) 6,79-10,79 (12,5) µm, in media 9,1 µm; polimorfi, sinuosi, da cilindrici a clavati, da mediamente capitulati a capitati, a volte con apice bifido, o anche con restringimento apicale”mucrone ottuso” densamente fascicolati su tutto il filo lamellare al punto da renderlo sterile; pleurocistidi assenti.

Trama lamellare regolare, formata da ife cilindriche, filamentose nel subimenio con diametro di 3-5 µm, mediostrato differenziato, composto da ife da cilindriche ad allantoidi con restringimento centrale misuranti 45-70 x 7-10 µm, frammiste a ife più corte, alcune subisodiametriche 26,8-37,6 x 7,9-19,4 µm.

Pileipellis tipo cutis formata da ife congofobe, gelatinizzate, filiformi, cilindriche, ø 1 - 3 µm.

Caulopellis formata da ife cilindriche, ad andamento parallelo con 7,5 - 12,5 µm, di diametro;

caulocistidi, misura effettuata su 30 elementi: lunghezza (24,3) 30,57-55,31 (66,8) µm, in media 42,2 µm; larghezza alla base (2,6) 3,21-5,93 (6,8) µm, in media 4,3 µm; larghezza del ventre (3,3 ) 4,61-7,96 (9,4) µm, in media 5,9 µm; larghezza della testa (6,7) 7,3-10,79 (11,3) µm, in media 9 µm; polimorfi, sinuosi, da cilindrici a clavati, da mediamente capitulati a capitati, a volte con apice bifido, o anche con restringimento apicale”mucrone ottuso”, del tutto simili simili ai cheilocistidi e se possibile ancor più sinuosi, presenti in grandi quantità e riuniti in folti mazzetti su buona parte della lunghezza del gambo.

Giunti a fibbia presenti in tutti i tessuti del basidioma.

Osservazioni di raccolta: si tratta di una raccolta di quattro esemplari, in uno stadio di completa maturazione, vegetanti sopra a degli steli di Petasites hybridus,localizzati tra i faggi, in luogo molto umido e con presenza di acqua.

Habitat e Raccolte studiate: N. scheda: 3687¸Data di ritrovamento: 18/10/2007; Località: Bosco della Morricana; Comune: Rocca Santa Maria; Coordinate geografiche: 339;III; TERAMO; Altezza slm: f. 5. Legit: Bruno de Ruvo B. Determinatore: Marino Zugna.

Bibliografia:

J. Breitenbach & F. Kranzlin - 1995, - CHAMPINIONS DE SUISSE n .4

R. Kuhner & H. Romagnesi - 1951 - Rèèdition - 1978, - FLORE ANALYTIQUE DES CHAMPIGNONS SUPERIEURS.

R. Kuhner & H. Romagnesi - 1977, - COMPLEMENTS A LA “FLORE ANALYTIQUE”.

G. Lanzoni 1986 - B.G.M.B. XXIX, 3-4, 187-192: 1986.

G. Malençon & R. Bertault 1970 - Flore des Champignons superieurs du Maroc, Tome I, 1970

M. Moser - 1980, - GUIDA ALLA DETERMINAZIONE DEI FUNGHI: vol. n 1.