mercoledì 11 marzo 2026

Tuber mesentericum Vittad., Monogr. Tuberac. (Milano): 40 (1831)

Tuber mesentericum  Vittad., Monogr. Tuberac. (Milano): 40 (1831)

L'amico Antonio, tartufaio da oramai tanto tempo, dopo che l'ho sollecitato a consegnarmi i tartufi che non riesce ad identificare con certezza o, comunque, non conosce, mi porta il campione che vedete in foto dicendomi che sono anni che lo trova ma non riesce a capire cosa sia. La prima nota eclatante è l'odore, fortissimo agliaceo, di acetilene, catramoso che crea fastidio, molto penetrante. L'habitat di raccolta è misto conifere, con Pino nero e anche alcune latifoglie. Ovviamente non sono un esperto di tartufi ma ho amici che lo sono. Ho pensato che il grande Carlo Agnello ci potesse dare una mano e detto fatto, classificato immediatamente.

Tuber mesentericum con l'anomalia dell'assenza del cavo basale ma le spore sono sue, anche se questa entità rappresenta un complex di altre 4-5 specie. In tutti i modi si conferma la specie. Ringrazio Antonio per essersi fidato di me e soprattutto Carlo per la determinazione micro, sue le foto.

Ecco le sue caratteristiche principali:

Aspetto Morfologico: Presenta un peridio (superficie esterna) nero o brunastro, ricoperto da piccole verruche piramidali. La gleba (polpa interna) è inizialmente biancastra, poi vira al grigio-bruno o nocciola con venature chiare labirintiformi.

Aroma Distintivo: È celebre per il suo odore estremamente intenso e pungente di acido fenico (o fenolo), che ricorda il bitume o lo iodio. Per attenuarne la forza prima del consumo, si consiglia di lasciarlo all'aria o in un contenitore con una fetta di limone.

Habitat e Simbiosi: Cresce in associazione con piante come faggi, carpini, noccioli e querce. Predilige terreni calcarei e si trova tipicamente a una profondità di 10-20 cm.

Periodo di Raccolta: È un tartufo tipicamente invernale, reperibile da settembre fino a marzo.







martedì 10 marzo 2026

Deconica coprophila (Bull.) P. Karst., Bidr. Kann. Finl. Naz. Gente 32: 515 (1879)

Deconica coprophila  (Bull.) P. Karst., Bidr. Kann. Finl. Naz. Gente 32: 515 (1879)

Raccolta dell'ottobre 2007 sapientemente studiata da Marino Zugna del Forum AMB di Muggia, sue le foto micro.

FORUM MUGGIA 

Deconica coprophila è un piccolo fungo saprofita non commestibile, noto principalmente per il suo legame con lo sterco di animali erbivori. Il suo nome deriva dal greco kopros (sterco) e philos (amico), evidenziando il suo habitat esclusivo. 

Caratteristiche Morfologiche

Questo fungo presenta dimensioni ridotte e tratti distintivi che lo rendono facilmente identificabile per gli esperti: 

Cappello: Ha un diametro che raggiunge circa i 2,5 cm. La forma evolve da emisferica a convessa, diventando infine appianata con un basso umbone centrale.

Colore e Consistenza: Il cappello è solitamente bruno-rossastro o marrone ocra, spesso vischioso quando umido.

Lamelle: Sono inizialmente pallide, poi diventano bruno-nerastre a maturità a causa delle spore.

Gambo: Sottile e cilindrico, spesso della stessa tonalità del cappello o leggermente più chiaro. 

Habitat e Distribuzione

Deconica coprophila è una specie coprofila, ovvero cresce direttamente su escrementi animali o in terreni molto ricchi di materia organica decomposta: 

Substrato: Si trova comunemente su sterco di mucca, cavallo, pecora o cervo.

Ambiente: Frequente nei pascoli, prati umidi e aree rurali dove pascolano animali erbivori.

Periodo di crescita: È visibile principalmente dall'estate all'autunno, specialmente dopo periodi di pioggia. 

Commestibilità e Note Tassonomiche

Sebbene appartenga a una famiglia che include specie psicoattive (come il genere Psilocybe, in cui era precedentemente classificata), la Deconica coprophila è considerata non commestibile e priva di valore culinario. 

Assenza di psilocibina: A differenza di molti "cugini" del genere Psilocybe, questa specie non contiene quantità significative di sostanze allucinogene e non presenta il tipico viraggio al blu della carne se danneggiata.

Rischio di confusione: Può essere confusa con altri piccoli funghi coprofili come quelli del genere Panaeolus, alcuni dei quali possono essere tossici o psicoattivi


















venerdì 6 marzo 2026

Typhula juncea (Alb. & Schwein.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 181 (1882)

Typhula juncea  (Alb. & Schwein.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 181 (1882) 

Ritrovamento del 2025 su taappeti di foglie marcescenti in luogo umido, raccolta studiata da Ubaldo Marulli, sue le foto e l'analisi micro.

Typhula juncea  (Alb. & Schwein.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 181 (1882) 

Sinonimia:
Clavaria triuncialis var. juncea Alb. & Schwein., Consp. fung. (Lipsia): 289 (1805)
Clavaria juncea (Alb. & Schwein.) Fr., Observ. mycol. (Havniae) 2: 291 (1818)
Clavariadelphus junceus (Alb. & Schwein.) Corner, Monografia di Clavaria e generi affini, (Annals of Botany Memoirs n. 1): 275 (1950)
Macrotyphula juncea (Alb. & Schwein.) Berthier, Bull. mens. Soc. linn. Lione 43(6): 186 (1974)
Clavaria juncea var. vivipara Bolla, Hist. Champ. Fr. (Parigi) 1(1): 215, pl. 463, fig. H (1791)
Clavaria pilipes O.F. Müll., Fl. Danic. 6(18): tab. 1076 (1792)
Clavaria juncea var. pilipes (O.F. Müll.) Pers., Mycologia Europaea (Erlanga) 1: 176 (1822)
Typhula ramentacea Fr., Systema Mycologicum 1: 496 ( 1821)
Clavaria ramentacea (Fr.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 180 (1882)
Clavaria juncea var. gracilis Desm., Annls Sci. Nat., Bot., sér. 2 19: 371 (1843)
Clavaria hortulana Velen., České Houby (Praze) 4-5: 785 (1922)
Typhula oleae Maire, Bull. Trimestriel Soc. Mycol. France 44: 53 (1928)
Pistillaria oleae (Maire) Corner, Monografia di Clavaria e generi affini, (Annals of Botany Memoirs No. 1): 485 (1950)

 Habitat e distribuzione

Cresce su lettiera forestale in decomposizione, soprattutto in ambienti ombrosi e umidi.

Morfologia:

Sporoforo
Forma: esile “clavetta” eretta, simile a un filamento rigido.
Altezza: 3–8 cm.
Spessore: 0,5–1,5 mm.
Colore: crema, crema‑ocra, talvolta giallastro pallido.
Superficie: glabra nella parte fertile; base più scura e leggermente villosa.
Caratteristica distintiva: presenza di copiosi rizomorfi alla base, che penetrano nel substrato. 

Spore 

6.6 [7.9 ; 8.4] 9.6 × 3.4 [3.8 ; 4] 4.5 µmQ = 1.6 [2 ; 2.2] 2.6 ; N = 30 ; C = 95% Me = 8.1 × 3.9 µm ; Qe = 2.1 ellissoidi, liscie, hyaline , JKJ neg .Basidi clavati , tetrasporici, 29.3 [30 ; 33.7] 34.4 × 3.2 [4.2 ; 9] 9.9 µm. Cistidi imeniali assenti. Sono presenti giunti a fibbia e peli nel terzo inferiore del basidioma. Sistema ifale monomitico.. 

Colore della sporata: bianca

Ecologia e ruolo nel bosco
È un saprotrofo specializzato nella decomposizione della lettiera.
Compare spesso in autunno–inizio inverno, quando l’umidità è elevata.
La forma sottile e mimetica la rende facile da ignorare durante le escursioni micologiche.

Note tassonomiche

La specie ha una storia tassonomica complessa, oscillando tra Clavaria, Typhula e Macrotyphula.
Studi molecolari recenti tendono a collocarla stabilmente in Macrotyphula, pur evidenziando relazioni inusuali con altri generi come Phyllotopsis.

Campioni raccolti dall’amico Bruno il 29.10 2025, foto n° 5932 in località Magliano di Torricella Sicura

















giovedì 5 marzo 2026

Deconica subviscida Peck, Rep. (Annual) New York State Mus. Nat. Hist. 41: 70 (1888)

Deconica subviscida Peck, Rep. (Annual) New York State Mus. Nat. Hist. 41: 70 (1888)

Ritrovamento del maggio 2008 tra muschio e Erica, raccolta studiata da Marino Zugna del Forum AMB di Muggia, sue le foto micro.
FORUM DI MUGGIA 

Caratteristiche Principali

Nome Scientifico Corrente: Il nome accettato secondo database come MycoBank e Index Fungorum è Deconica subviscida. La combinazione Psilocybe subviscida (Peck) Kauffman è oggi considerata un sinonimo obbligato.

Commestibilità e Psicoattività: A differenza di molte specie del genere Psilocybe in senso stretto, questa specie appartiene al gruppo delle "Psilocybe non allucinogene" (spostate nel genere Deconica), poiché non contiene psilocibina né psilocina. È considerato senza valore alimentare.

Habitat: È un fungo saprotrofo che cresce solitamente su terreni ricchi di residui organici, resti di erba o sterco (es. sterco di cavallo).

Aspetto Morfologico

Cappello: Di piccole dimensioni, da convesso a piano, spesso con un umbone ottuso. Presenta una superficie leggermente viscosa quando umida (da cui il nome subviscida).

Lamelle: Adnate o sub-decorrenti, di colore bruno-arancio opaco o bruno-rossastro a maturità.

Gambo: Sottile, cilindrico, spesso con resti di velo o fibrille biancastre.