Deconica coprophila (Bull.) P. Karst., Bidr. Kann. Finl. Naz. Gente 32: 515 (1879)
Raccolta dell'ottobre 2007 sapientemente studiata da Marino Zugna del Forum AMB di Muggia, sue le foto micro.
FORUM MUGGIA
Deconica coprophila è un piccolo fungo saprofita non commestibile, noto principalmente per il suo legame con lo sterco di animali erbivori. Il suo nome deriva dal greco kopros (sterco) e philos (amico), evidenziando il suo habitat esclusivo.
Caratteristiche Morfologiche
Questo fungo presenta dimensioni ridotte e tratti distintivi che lo rendono facilmente identificabile per gli esperti:
Cappello: Ha un diametro che raggiunge circa i 2,5 cm. La forma evolve da emisferica a convessa, diventando infine appianata con un basso umbone centrale.
Colore e Consistenza: Il cappello è solitamente bruno-rossastro o marrone ocra, spesso vischioso quando umido.
Lamelle: Sono inizialmente pallide, poi diventano bruno-nerastre a maturità a causa delle spore.
Gambo: Sottile e cilindrico, spesso della stessa tonalità del cappello o leggermente più chiaro.
Habitat e Distribuzione
Deconica coprophila è una specie coprofila, ovvero cresce direttamente su escrementi animali o in terreni molto ricchi di materia organica decomposta:
Substrato: Si trova comunemente su sterco di mucca, cavallo, pecora o cervo.
Ambiente: Frequente nei pascoli, prati umidi e aree rurali dove pascolano animali erbivori.
Periodo di crescita: È visibile principalmente dall'estate all'autunno, specialmente dopo periodi di pioggia.
Commestibilità e Note Tassonomiche
Sebbene appartenga a una famiglia che include specie psicoattive (come il genere Psilocybe, in cui era precedentemente classificata), la Deconica coprophila è considerata non commestibile e priva di valore culinario.
Assenza di psilocibina: A differenza di molti "cugini" del genere Psilocybe, questa specie non contiene quantità significative di sostanze allucinogene e non presenta il tipico viraggio al blu della carne se danneggiata.
Rischio di confusione: Può essere confusa con altri piccoli funghi coprofili come quelli del genere Panaeolus, alcuni dei quali possono essere tossici o psicoattivi























































