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martedì 10 marzo 2026

Deconica coprophila (Bull.) P. Karst., Bidr. Kann. Finl. Naz. Gente 32: 515 (1879)

Deconica coprophila  (Bull.) P. Karst., Bidr. Kann. Finl. Naz. Gente 32: 515 (1879)

Raccolta dell'ottobre 2007 sapientemente studiata da Marino Zugna del Forum AMB di Muggia, sue le foto micro.

FORUM MUGGIA 

Deconica coprophila è un piccolo fungo saprofita non commestibile, noto principalmente per il suo legame con lo sterco di animali erbivori. Il suo nome deriva dal greco kopros (sterco) e philos (amico), evidenziando il suo habitat esclusivo. 

Caratteristiche Morfologiche

Questo fungo presenta dimensioni ridotte e tratti distintivi che lo rendono facilmente identificabile per gli esperti: 

Cappello: Ha un diametro che raggiunge circa i 2,5 cm. La forma evolve da emisferica a convessa, diventando infine appianata con un basso umbone centrale.

Colore e Consistenza: Il cappello è solitamente bruno-rossastro o marrone ocra, spesso vischioso quando umido.

Lamelle: Sono inizialmente pallide, poi diventano bruno-nerastre a maturità a causa delle spore.

Gambo: Sottile e cilindrico, spesso della stessa tonalità del cappello o leggermente più chiaro. 

Habitat e Distribuzione

Deconica coprophila è una specie coprofila, ovvero cresce direttamente su escrementi animali o in terreni molto ricchi di materia organica decomposta: 

Substrato: Si trova comunemente su sterco di mucca, cavallo, pecora o cervo.

Ambiente: Frequente nei pascoli, prati umidi e aree rurali dove pascolano animali erbivori.

Periodo di crescita: È visibile principalmente dall'estate all'autunno, specialmente dopo periodi di pioggia. 

Commestibilità e Note Tassonomiche

Sebbene appartenga a una famiglia che include specie psicoattive (come il genere Psilocybe, in cui era precedentemente classificata), la Deconica coprophila è considerata non commestibile e priva di valore culinario. 

Assenza di psilocibina: A differenza di molti "cugini" del genere Psilocybe, questa specie non contiene quantità significative di sostanze allucinogene e non presenta il tipico viraggio al blu della carne se danneggiata.

Rischio di confusione: Può essere confusa con altri piccoli funghi coprofili come quelli del genere Panaeolus, alcuni dei quali possono essere tossici o psicoattivi


















domenica 1 marzo 2026

Candolleomyces candolleanus (Fr.) D. Wächt. & A. Melzer, Mycol. Progr. 19(11): 1233 (2020

Candolleomyces candolleanus (Fr.) D. Wächt. & A. Melzer, Mycol. Progr. 19(11): 1233 (2020

ritrovamento di giugno 2025, nel muschio, soggetti molto piccoli e solo due. Ho pensato ad una Psathyrella ma non ad una P.candolleana. Non ne trovo da quelle parti.
Lo studio di Ubaldo Marulli però ci porta alla determinazione indicata, sue l'analisi e le foto micro.

Candolleomyces candolleanus (Fr.) D. Wächt. & A. Melzer, Mycol. Progr. 19(11): 1233 (2020)

Spore
6.2 [7.2 ; 7.6] 8.6 × 3.3 [4 ; 4.4] 5.1 µm
Q = 1.4 [1.7 ; 1.8] 2.2 ; N = 30 ; C = 95%
Me = 7.4 × 4.2 µm ; Qe = 1.8, ellissoidali‑ovoidali, lisce.
Colore bruno scuro in massa.
Poro germinativo centrale evidente.
Non amiloidi.
Basidi
Prevalentemente tetrasporici, 12.7 [15 ; 21.1] 23.4 × 6.5 [6.7 ; 7.4] 7.6 µm
Cheilocistidi
Molto abbondanti, carattere chiave, lageniformi, utriformi o ventricosi .
33.1 [36.9 ; 40] 43.8 × 6.2 [9.3 ; 11.8] 14.9 µm, pareti sottili, ialini.
Pleurocistidi
Assenti  (carattere diagnostico).
Pileipellis
strato esterno formato da cellule piriformi, e con uno strato sottostante con ife subglobose  senza gaf.
Caulocistidi
Presenti soprattutto nella parte superiore del gambo, con forme molto irregolari, da utriformi a claviformi.
Velo
spesso molto fugace,  costituito da catene di cellule cilindracee.
Sono riuscito a trovare alcuni resti adesi ai bordi del cappello essiccato, queste le misure:
20 [23.6 ; 30.8] 34.4 × 2.1 [3.3 ; 5.8] 7 µm
Raccolra fatta dall’amico Bruno il 26.06.2025,foto n° 4840 in località Ceppo.






















martedì 17 febbraio 2026

Psathyrella noli-tangere (Fr.) A. Pearson & Dennis, Trans. Br. mycol. Soc. 31(3-4): 184 (1948) [1947]

Psathyrella noli-tangere (Fr.) A. Pearson & Dennis, Trans. Br. mycol. Soc. 31(3-4): 184 (1948) [1947]

Un ritrovamento di fine Novembre 2025 che ha suscitato un notevole interesse per la confusione che ha creato inizialmente pensando di trovarsi davanti alla solita Psathyrella candolleana. Ma lo studio approfondito di Massimo Panchetti ha, infine, raggiunto la determinazione.

Lo studio è stato effettuato sui funghi relativi alle prime due foto, i successivi che vedrete sono sono a titolo di confronto.

Psathyrella noli-tangere (Fr.) A. Pearson & Dennis, Trans. Br. mycol. Soc. 31(3-4): 184 (1948) [1947]

Basionimo:

Agaricus noli-tangere Fr., Epicrisis Systematis Mycologici: 234 (1838) [1836-1838] 

Sinonimi:

Drosophila noli-tangere (Fr.) Quél., Enchiridion Fungorum in Europa media et praesertim in Gallia Vigentium: 118 (1886)

Drosophila noli-tangere var. laureata (Quél.) Quél., Fl. mycol. France (Paris): 61 (1888)

Hypholoma noli-tangere (Fr.) Costantin & L.M. Dufour, Nouv. Fl. Champ., Edn 1 (Paris): 121 (1891)

Pannucia noli-tangere (Fr.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 32: 515 (1879)

Pilosace laureatus (Quél.) Kuntze [as 'laurinus'], Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 504 (1898)

Pilosace noli-tangere (Fr.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 504 (1898)

Psathyra laureata Quél., Bull. Soc. Bot. France 25(4): 288 (1879) [1878]

Psathyra noli-tangere (Fr.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 150 (1872)

Psathyra noli-tangere var. laureata (Quél.) Sacc., in Saccardo & Traverso, Syll. Fung. (Abellini) 20: 528 (1911)

Psilocybe noli-tangere (Fr.) Henn., in Engler & Prantl, Nat. Pflanzenfam., Teil. I (Leipzig) 1(1**): 235 (1898) [1900]

DATI DELLA RACCOLTA

Riporto i dati trasmessi dal legit B. de Ruvo: foto 6047 – 6048 del 6. 11. 2025 presso Vezzola di teramo (TE) su tronchetti marcescenti di latifoglie.

I reperti sono di piccola taglia, cappello max 4 mm., campanulato con umbone ottuso di colore bruno-giallastro, feltroso con velo biancastro nel resto del pileo; gambo liscio, 45 x 1,5 mm. privo di rizomorfa; lamelle mediamente fitte a filo eteromorfo prive di sottolineatura rossa sul filo lamellare.

Includo immagini da vari siti dove la specie risulta molto simile alla presente raccolta e diversa dalle colorazioni più cariche delle foto su Örstadius e D. Deschuyteneer.

DATI DELLA MICROSCOPIA

Spore: (6.3) 6.9 - 8.3 (9) × (3.5) 4 - 4.7 (5.1) µm; Q = (1.5) 1.6 - 2 (2.1) ; N = 135; Me = 7.6 × 4.3 µm ; Qe = 1.8; ellissoidali, appiattite in visione laterale, anche faseoliformi, lisce, non opache, con poro germinativo e piccolo apicolo; marroni-giallastre in acqua.

Pleurocistidi: 45-65 x 10-18 µm., largamente otriformi, lageniformi ad apice fortemente ottuso e dilatato, anche subcapitulato; ialini, alcuni con ispessimento parietale nella parte mediale, pedicello lungo non raro, non forcuti.

Cheilocistidi: di tipo A 25-55 x 10-25 µm., simili ai pleuro, spesso con corpo allargato, diffusi tra quelli di tipo B (paracistidi) 15-40 µm., molto numerosi, clavati, con lungo pedicello, a parete spessa in molti elementi.

Pileipellis: tipico aspetto imeniforme a cellule clavato/subsferoidali.

Caulipellis: sparsi caulocistidi di forma simile ai cistidi imeniali ma in predominanza clavati/subsferoidali.

DATI DETERMINATIVI

La raccolta si è prestata ad una errata determinazione precedente come P. candolleana, dovuta alla incapacità di rintracciare dei pleurocistidi, probabilmente a seguito di un esame affrettato del materiale al micro; il successivo esame ha evidenziato, di contro, la numerosa presenza dei pleurocistidi e dunque la necessità di una ricerca dell’epiteto più corretto da ascrivere alla raccolta di de Ruvo.

I dati salienti erano le dimensioni ridotte ed un cappello biancastro, oltre a cistidi decisamente otriformi con apice molto allargato e ottuso, le spore di piccole dimensioni, la presenza diffusa di cheilocistidi clavati su tutto il filo lamellare. Tra le chiavi esaminate (Kits v. Waveren, Fouchiér, Melzer, D. Deschuyteneer, Örstadius, Arnolds) ancora una volta è risultata la più utile al caso quella dell’autore olandese che opera, come noto, una prima suddivisione nei due subgeneri Psathyrella e Psathyra, la prima con spore oltre i 10 µm., la seconda entro. Interessandoci a  questo secondo subgenere si osserva la presenza di numerose sezioni nelle quali Spadiceogrisea annovera specie con solo cistidi otriformi come nel presente caso, anche se le sue piccole spore potrebbero farla rientra nella Hydrophilae. Delle due subsezioni Lutenses e Spadiceogriseae sarà la prima a presentare i caratteri più simili ai nostri (anche se, in effetti, questa collocazione dell’autore olandese non trova d’accordo diversi studiosi che vedrebbero più correttamente la sua posizione nella Spadiceogriseae) in quanto annovera un filo lamellare con numerose cellule sferopeduncolate oltre a numerosi cistidi otriformi e le spore della corretta dimensione e forma. In questo ambito, con alcune remore riguardo alle colorazioni del pileo più cariche e “warm brown” che vengono presentate in alcune iconografie, si decide che la raccolta corrisponda per tutta la microscopia presentata, a P. noli-tangere, una specie non troppo frequente e spesso poco riconosciuta sul campo perché non presenta dei caratteri così dirimenti; tuttavia, come annota D. Deschuyteneer, sarà sia sull’habitat legato a luoghi umidi sotto latifoglie, che la microscopia per le spore piccole, la presenza sul filo di numerose cellule clavate e sferopeduncolate a parete spessa ed i cistidi imeniali otriformi, a volte decisamente capitati, a decidere per la sua collocazione nella specie suddetta. Si evidenziano, tra le altre, le iconografie di B. Clesse e di G. Eyssartier, oltre alle immagini accluse prelevate da vari siti, dove la specie ha colorazioni decisamente chiare e poco cariche molto simili alla raccolta di de Ruvo.

Si determina, dunque, la raccolta come:

                           Psathyrella noli-tangere (Fr.) A. Pearson & Dennis