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sabato 27 gennaio 2024

Lactarius romagnesii Bon , Docums Mycol. 9 (n. 35): 39 (1979)

Lactarius romagnesii Bon , Docums Mycol. 9 (n. 35): 39 (1979)

Un ritrovamento con uno studio che porta alla determinazione indicata ma rimane una specie molto critica, a tal proposito riporto un commento di Marco Floriani:

Lactarius romagnesii è una specie critica della sezione Plinthogali; oggigiorno è generalmente identificato come una specie dal cappello molto scuro, con margine crenulato e lamelle spaziate, crescente nei boschi di faggio. La delimitazione rispetto a L. ruginosus e L. subruginosus richiede un'attenta osservazione dei caratteri microscopici. (m.f.)

Foto micro e studio di Marino Zugna dell'AMB di Muggia







giovedì 17 marzo 2022

Lactarius leonis Kytöv. 1984

 Lactarius leonis Kytov. 1984

Determinazione eseguita da parte del Sig. Marino Zugna

Scheda tratta dal sito AMB Pesaro

DESCRIZIONE:
Cappello: Cappello fino 18 cm. di diametro, presto piano con depressione centrale più marcata a maturità, margine involuto, fortemente tomentoso coperto peli agglutinati fitti e lunghi che invadono la cuticola fino ad 1/3 del raggio. Cuticola viscidula, da giallo pallido fino a giallo-ocraceo, sempre molto chiara al margine, non zonata ma ornata da guttule o fossette concentriche. Imenio: lamelle fitte, sottili, da biancastre a giallino pallido con riflesso incarnato.
Gambo: più corto del diametro del cappello, cilindraceo, tozzo, coperto da numerosi e piccoli scrobicoli giallo-citrino, prima farcito poi cavo.
Carne: biancastra che vira al giallo in periferia, leggero odore di limone e sapore leggermente acre. Latice: bianco poi giallo limone all’aria, acre ma non bruciante.
Commestibilità: non commestibile. 
Note:
 Riconoscere questa specie nella Sottosezione Scrobiculati non è semplice, i caratteri distintivi che ci possono aiutare sono: la taglia medio grande, la folta e lunga peluria che ricopre il margine del cappello, il colore giallo chiaro con tonalità glauche, l’odore di limone e a livello microscopico gli enormi cistidi che sporgono oltre la metà dall’imenio. L. scrobiculatus (Scopoli) E.M. Fries è di colore giallo miele molto più carico ed i peli al margine del cappello sono molto più corti e meno fitti. L. citriolens Pouzar è biancastro almeno nel giovane, cresce sotto latifoglia ed ha cistidi molto più corti. L. intermedius Krombholz ex M.J. Berkeley & Broome è quasi completamente glabro, zonato solo al margine del cappello inoltre presenta un gambo con scrobicoli grandi e compositi. L. tuomikoskii Kytövuori è giallo brillante, più piccolo e con cappello completamente coperto da peli agglutinati.






domenica 22 marzo 2015

Lactarius acris (Bolton: Fr.) Gray

Scheda tratta dal Testo "Funghi d'Italia" Ed. Zanichelli

Lactarius acris (Bolton) Gray

Pileo: 5-10 cm; da convesso a piano-depresso poi imbutiforme, ± umbonato centralmente, margine spesso irregolare, lobato; superficie viscida con l'umido, altrimenti opaca, liscia o un po' rugosa, grigio-biancastro con toni brunastri, crema-ocraceo, ± uniforme.
Lamelle: inizialmente fitte, poi ± spaziate, adnate, crema-ocracee, ocra-giallastre, macchiate di rosa nelle abrasioni.
Stipite: 3-S 1- cm; subcilindrico, ± ingrossato verso il basso, pieno, poi midolloso, ± rugoso, pruinoso, da biancastro a debolmente brunastro.
Carne: bianca, vira velocemente al rosa-corallo; odore fruttato; sa- pore molto acre. Latice: denso, bianco, vira velocemente al rosa-corallo anche isolato, molto acre ed amaro.
Spore: subglobose; S-9 7,5-8 llm; crestato-reticolate.
Ecologia: estate-autunno; sotto latifoglie, soprattutto in boschi radi di querce e castagni. Comune.


Lactarius acris

Lactarius acris

Lactarius acris


venerdì 20 marzo 2015

Lactarius volemus (Fr.) Fr.

Scheda tratta dal sito dell'AMINT Tutto Funghi

Determinazione solo macro

Lactarius volemus (Fr.) Fr.

Tassonomia
Ordine Russulales
Famiglia Russulaceae

Foto e Descrizioni
Lactarius volemus (Fr.) Fr.

Tassonomia
Ordine Russulales
Famiglia Russulaceae
Genere Lactarius
Sezione Lactifluus

Etimologia
Dal sostantivo latino Volemum, volemi = varietà di pera dalle grandi dimensioni, che riempie il palmo della mano; con ciò facendo riferimento alle dimensioni del carpoforo.

Cappello
7-12(15) cm, prima convesso, poi appianato infine depresso, nessuna presenza di umbone, margine brevemente involuto, cuticola opaca ed asciutta, finemente vellutata, caratteristica osservabile con l’aiuto di una lente d’ingrandimento, di colore giallo-aranciato fino ad arancio-bruno o fulvo-rossastro secondo le condizioni d’idratazione, in maturità ha la tendenza a screpolarsi. Talvolta presenta delle piccole macchie più scure.

Imenoforo
Lamelle adnate o brevemente decorrenti, fitte e sinuose, intercalate da lamellule, colore crema o giallo-ocra pallido, con la tendenza a macchiarsi di marrone-bruno alla frattura o nei punti d’emersione del latice. 

Gambo
6-10(12) × 1,5-3 cm, non slanciato ma panciuto ed attenuato verso la base, concolore al cappello o più chiaro, in special modo verso l’alto, talvolta interamente giallastro o con presenza di macchioline brunastre; opaco, a volte pruinoso e rugoso.

Carne
Spessa, soda anche se fragile e cassante, biancastra con tendenza ad imbrunire leggermente nelle zone sottoposte a manipolazione e frattura. Odore molto persistente e sgradevole, d’aringa affumicata o crostacei cotti che rimane chiaramente percettibile anche a una certa distanza di tempo dalla raccolta, sapore mite e gradevole. Latice abbondante, denso, dolce, bianco, talvolta opaco e sieroso, ma comunque virante al bruno-marrone dopo qualche minuto e con l’essiccazione.  

Habitat
Fruttifica in boschi di latifoglie, particolarmente abbondante sotto Fagus sylvatica L. (Faggio) ma non è raro trovarlo anche sotto Picea abies (L.) H.Karst. (Abete rosso), Abies alba Miller (Abete bianco) e Castanea sativa Miller (Castagno), molto comune nelle zone di fruttificazione comparendo già in estate avanzata per continuare fino all’autunno inoltrato.

Commestibilità e tossicità
È uno dei due Lactarius a latice bianco che può essere considerato commestibile, l’altro è il Lactarius rugatus Kühner & Romagn..

Somiglianze e varietà
Molto simile è il Lactarius rugatus, si presenta sostanzialmente con le stesse caratteristiche cromatiche, toni forse un po' più carichi, ma con dimensioni più ridotte e lamelle meno fitte, l’odore non così penetrante, tanto da poter essere definito gradevole, è facilmente distinguibile perché la cuticola non tende a screpolarsi con il tempo, anzi forma delle caratteristiche rughe sul margine, che tendono ad aumentare di spessore con la maturazione o con la scarsa idratazione, tale particolarità gli è valsa il nome della specie. Il latice in questo fungo, a differenza del Lactarius volemus, non ha la caratteristica di virare rimanendo bianco anche con l’essiccazione. 

Osservazioni
Il Lactarius volemus è ubiquitario, spazia tra pianura, collina e montagna non avendo preferenze specifiche riguardo all'habitat; il Lactarius rugatus invece, predilige boschi planiziali e xerofili presentandosi quasi esclusivamente nelle macchie mediterranee e in zone a clima temperato. Il Lactarius volemus è abbastanza ricercato in alcune regioni con il nome popolare di Lattario volemo o Peveraccio giallo, tuttavia il forte odore d’aringa, permane anche dopo la cottura.

Bibliografia

BASSO, M.T., 1999. Lactarius Pers. Fungi Europæi. Vol 7. Alassio (SV): Ed. Mykoflora.

Lactarius volemus

Lactarius volemus

Lactarius volemus

Lactarius volemus

Lactarius volemus

Lactarius piperatus (L.) Pers.

Scheda tratta dal sito Agraria.org

Determinazione solo macro

Lactarius piperatus (L.) Pers.

Classe: Basidiomiceti
Nome scientifico: Lactarius piperatus (L.) Pers.
Sinonimi: Agaricus piperatus - Agaricus amarus
Nome comune: Peveraccio
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 5-15 cm, prima convesso poi imbutiforme, bianco, spesso macchiato di ocra con l'età, con superficie che si screpola.
Lamelle: molto fitte e strette, decorrenti, forcate in prossimità del gambo, bianco-crema.
Gambo: 3-8 x 1-3 cm, concolore al cappello, corto, finemente pruinoso, rugoso.
Carne: bianca, si macchia di verde-azzurro, dura, priva di odore particolare, sapore molto acre.
Lattice: bianco, molto pepato.

Spore: bianche.
Relazione con l'ambiente vegetale circostante: fungo simbionte.
Cresce a gruppi nei boschi di conifere e latifoglie, in estate-autunno.
Commestibilità: sconsigliabile per il sapore molto pepato. 

Lactarius piperatus

Lactarius piperatus

Lactarius piperatus

Lactarius piperatus

mercoledì 18 marzo 2015

Lactarius salmonicolor Heim & Leclair

Scheda tratta dal sito Agraria.org

Lactarius salmonicolor Heim & Leclair

Classe: Basidiomiceti
Nome scientifico: Lactarius salmonicolor Heim & Leclair
Sinonimo: Lactarius subsalmoneus - Lactarius salmoneus
Caratteristiche morfologiche
Cappello: 5-11 cm, carnoso, prima convesso poi piano, giallo-arancio, con macchie più chiare o verdastre, margine giallastro.
Lamelle: annesse, decorrenti, ocra con tonalità aranciate.
Gambo: 3-7 x 0,8-2,5 cm, cavo, cilindrico, giallo-arancio.
Carne: ocra pallida, con leggero odore fruttato.
Lattice: arancio-rosso, virante all'aria dopo due ore, dal bruno-arancio al rosso vinato, di sapore amaro.

Spore: ocra chiaro.

Lactarius salmonicolor

Lactarius salmonicolor

Lactarius salmonicolor

Lactarius salmonicolor

Lactarius salmonicolor

Lactarius salmonicolor

domenica 15 marzo 2015

Russula farinipes Romell

Scheda redatta dal Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

Russula farinipes Romell, in Britzelmayr, Mém. Soc. Linn. Normandie 9: 239 (1893) (Marlioz): 289 (1996)

Sistematica: Russulaceae, Russulales, Incertae sedis, Agaricomycetes, Agaricomycotina, Basidiomycota, Fungi.

Descrizione macroscopica della raccolta
Pileo diametro 35-60 mm, abbastanza carnoso, all’inizio subgloboso poi convesso infine espanso con
Russula farinipes

porzione discale depressa, margine involuto, acuto, da striato a scanalato; cuticola non separabile, liscia e brillante con l’umido, con l’età opaca e screpolata-screziata; di colore da beige a ocraceo più o meno intenso, anche con toni giallo-arancione pallido, in età macchiata di bruniccio.
Lamelle adnate, diritte, brevemente decorrenti all’inserzione, mediamente fitte, piuttosto spesse, all’inizio di colore biancastre, poi crema più o meno carico, intercalate da rare lamellule, in gioventù gementi delle goccioline acquose, filo lamellare da intero a finemente crenulato in gioventù concolore con l’età leggermente più scuro.
Stipite 30-50 x 10-20 mm, cilindrico, con apice di pari spessore o leggermente svasato all’inserzione lamellare e base da leggermente allargata lievemente ristretta. Pruinoso, di colore bianco macchiato di ocra verso il basso. Sodo, presto farcito e midolloso.
Carne completamente bianca, lievemente ingiallente per vetustà nel midollo stipitale.
Sapore nel fresco non sgradevole (fide Legit), da exsiccatum piccante.
Odore nel fresco non sgradevole (fide Legit); da exsiccatum intenso di pesce (stoccafisso).
Reazioni macrochimiche non testate.
Sporata bianca.

Descrizione microscopica
Spore (6,3) 6,8-7,7 (8,6) x (4,7) 5,4-6,1 (7,3) µm, in media 7,31 x 5,87 µm, Q. = 1,1-1,3; Q.m = 1,25; Vol. = (76) 110-155 (233); Vol.m = 133 µm³; obovoidi, ornamentazione formata da verruche isolate, alte fino a 0,5 µm. Plaga ilare ampia, non amiloide.
Basidi 37-50 x 9-10 µm, Vol.m.= 2004 µm3, tetrasporici, clavati.
Spore di Russula farinipes - Photo by M.Zugna
Cistidi imeniali numerosissimi, 57-106 x 8,5-11,5 µm, Vol.m.= 2175 µm3, fusiformi, la maggior parte con corta papilla apicale, insensibili con SBA.
Pileipellis formata da peli cilindrici, con diametro 2,3-3,6 µm, ai setti, nodulosi, in qualche caso moderatamente coralloidi, con apice di pari spessore o appena attenuato, con diametro.
Pileocistidi numerosissimi, lunghi fino a 180 µm, e oltre, larghi 6,0-9,7 µm, privi di setti, fusiformi, apice con una o due strozzature e piccola papilla terminale, insensibili o appena leggermente ingrigenti a granuli con SBA.
Caulocistidi numerosissimi, larghi 5,3-10,5 µm, a contenuto rifrangente giallo se osservati in KOH, unicellulari, fusiformi, simili ai cistidi imeniali, insensibili con SBA.

Materiali e Metodi
La descrizione macroscopica è stata eseguita foto digitali relative alla raccolta. Lo studio microscopico è stato effettuato su materiale secco, reidratato con KOH 5%, H2O, secondo necessità.
I preparati sono stati osservati usando come mezzo di governo H2O, oppure, per meglio evidenziare le differenti tipologie cellulari, Rosso Congo Ammoniacale 6%. Il reagente di Melzer è stato utilizzato per l’accertamento di amiloidia delle spore e la loro ornamentazione. La Sulfobenzaldeide (SBA), per testare la reattività di cistidi imeniali, dermatocistidi e caulocistidi.
Le misure microscopiche sono state eseguite con il software di calcolo Mycométre gentilmente fornitoci dal Sig. Georges Fannechère e prelevabile a questo indirizzo http://mycolim.free.fr. Le misure sporali si riferiscono a 100 unità, effettuate in proiezione laterale, prelevate da zone non imeniali, scartando spore ancora evidentemente immature e senza tener conto di eventuali ornamentazioni, le quali, salvo specifiche, si sono misurate a parte. Per le rimanenti tipologie cellulari si sono eseguite un minimo di venti misure a tipologia. Le misure dei cistidi sono comprensive dell’eventuale papilla.
Per la terminologia riguardante la tipologia delle caratteristiche macro e microscopiche, si fa riferimento a Else C. Vellinga 1998: (Flora Agaricina Neerlandica 1- Chapter 8; Glossary). Per quanto riguarda la nomenclatura aggiornata e gli Autori delle specie, nella maggior parte dei casi, si è fatto riferimento all’Index Fungorum http://www.indexfungorum.org/ e http://www.mycobank.org/MycoTaxo.aspx .
Per le osservazioni dei caratteri macroscopici, in alcuni casi, ci siamo valsi di uno stereo microscopio Optech trinoculare e del supporto di foto macro ad alta risoluzione.
Le foto concernenti la microscopia, sono state eseguite con l’ausilio di una fotocamera Reflex Canon EOS 50D, posto sul terzo occhio di un microscopio biologico Optech Biostar B5, supportato da ottiche Plan-APO, illuminazione alogena 12V-50 W a luce riflessa, con regolatore d'intensità. Le collezioni d’erbario sono conservate nell'erbario A.M.B. Gruppo di Muggia e del Carso.

Habitat e raccolte
N. scheda: 5001, Data di ritrovamento: 09/09/2012, Località: Bosco c/o Prato Rotondo, Comune: TERAMO, Coordinate geografiche: 42°29'41.83"N 13°32'13.91"E, Altezza slm: 1460, Habitat: Bosco di Fagus sylvatica, in radura aperta. Determinatore: Zugna M. Legit: de Ruvo B.
Data inserimento in erbario: 19/02/2013

Osservazioni
R. farinipes si colloca nel Sottogenere Ingratula Romagn., Sezione Ingratae (Quél.) Maire, Sottosezione Farinipedes Singer, assieme alla molto simile Russula pallescens P. Karst. 1889, conosciuta unicamente per la Fennoscandia, la quale si differenzierebbe per i pileocistidi non così voluminosi, le spore in parte subzebrate e l’habitat di conifera.
Nel corso del nostro studio ci è sembrato molto singolare il fatto che gli exsiccata avevano assunto una rigidità molto intensa, si potrebbe dire “pietrificato-vetrosa”, tanto da fare fatica a incidere le lamelle o altre parti dei basidiomi.
Rimarchiamo inoltre l’abbondantissima presenza di pileocistidi, cheilo e pleurocistidi, inoltre, esaminando la caulopellis, abbiamo osservato, su tutta la superfice, la presenza di altrettanto abbondanti caulocistidi.
Nel I° volume della sua monumentale Bibliografia, il dott. Sarnari, descrivendo la conformazione della superfice del gambo e della pruinosità, a pag. 37-38, scrive testualmente «il gambo fioccoso è appannaggio delle russole con ife incrostate più lunghe e voluminose» (Sarnari 1998)
Certo è che la nostra specie non presenta ife incrostate però, la presenza di tali e tanto abbondanti caulocistidi può sicuramente contribuire a rendere la superfice del gambo farinosa, giustificando così l’epiteto nomenclatoriale del taxon.
A tal riguardo non sappiamo come considerare questo carattere, in quanto non conosciamo ulteriori studi in merito a russole caulocistidiate e se, questa presenza, potrebbe o meno essere considerata come un eventuale carattere sistematico.


Bibliografia
BON M. (1988) - Clé monographique des russules d’Europe, Doc. myc Tome XVIII - N° 70-71.
CETTO, B. (1989-1993) - I funghi dal vero, I-VII. Saturnia, Trento.
Cesalena Z. (1991) – Il genere Russula. Gruppo Micologico Bresadola - Vigevano
Galli R. (1996) - Le russule Ed EN – EDINATURA.
Index Fungorum: http://www.indexfung...Names/Names.asp
KRäNZLIN F., 2005- Champignons de Suisse. Tome 6. Russulaceae. Luzern, 340 pp.
Romagnesi H. (1967) - Les Russules d’Europe et d’Afrique de Nord. Bordas, Paris.
Sarnari M. (1998) - Monografia illustrata del Genere Russula in Europa, Tomo primo.
Sarnari M. (2005) - Monografia illustrata del Genere Russula in Europa, Tomo secondo.

Russula farinipes

Russula farinipes

Russula farinipes


sabato 14 marzo 2015

Lactarius decipiens Quélet

Scheda tratta dal sito dell'amico Salvatore Saitta

Lactarius decipiens Quélet

Lactarius decipiens
Il Lactarius decipiens è una specie che cresce sotto latifoglie, specialmente Quercus, in zona mediterranea, o anche in boschi misti, a piccoli gruppi anche cespitosi, in autunno-inverno. Il cappello, 3-5 cm, è inizialmente convesso, depresso al centro, poi aperto fino a imbutiforme, con il margine regolare o ondulato, con la superficie liscia, igrofana, pruinosa, non zonata, di colore crema-arancio-rosato, più scuro al centro e più pallido all'orlo, con colorazioni fino a fulvo-brunastre con il tempo umido. Le lamelle sono adnate o quasi decorrenti, sottili, mediamente fitte, con lamellule, di colore crema-rosato, ocracee e con macchie brunastre a maturità. Il gambo, alto 3-5 cm, è cilindrico, slanciato, spesso attenuato alla base dove si presenta ricurvo, pruinoso poi liscio, più o meno concolore al cappello o più scuro, bruno-aranciato, con alla base resti miceliari biancastro-ocracei. La carne è elastica, poco spessa, spugnosa nel gambo, di colore biancastro-crema con toni rosati prevalenti con l'essiccazione, con odore di pelargonio e sapore amarognolo; la cuticola reagisce al KOH diventando verde olivastro pallido. Il lattice è bianco, poco abbondante, ingiallente più o meno rapidamente a contatto con carta o carta assorbente, con sapore acre-amarognolo. Le spore sono subglobose, con verruche alte fino a 1 micron e creste formanti in alcune parti un reticolo completo, 7-9 x 6-7 micron (foto); il filo lamellare presenta cheilocistidi fusiformi di 30-55 x 6-8 micron (foto); i pleurocistidi sono scarsi, hanno forma simile ai cheilocistidi ma sono più grandi, 50-70 x 6-8 micron (foto). La pileipellis è costituita da elementi esili, filiformi, larghi 3-5 micron, emergenti da uno strato di forma e dimensioni variabili (foto).


Il Lactarius decipiens è non commestibile. Lactarius atlanticus, che può condividere l'habitat, si differenzia per i colori più vivaci, fulvo-aranciato-rossastri, l'odore cimicino, il gambo spesso ricoperto da una fitta peluria alla base e l'assenza di cistidi; Lactarius lacunarum (attualmente ritenuto sinonimo) cresce in luoghi umidi, ha odore cimicino, colorazioni più intense e pileipellis con ife a salsicciotto.
Lactarius decipiens





Lactarius decipiens



Lactarius decipiens

domenica 8 marzo 2015

Russula torulosa Bres.

Scheda redatta dall'amico Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

Russula torulosa Bres., Iconographia Mycologica 9: pl. 433 (1929)

Cappello diametro fino a 40 mm, carnoso, da convesso, a disteso e depresso, al centro con leggero umbone ottuso, margine intero, scanalato per trasparenza, pileipellis da rugulosa ad untuosa, di colore rosso, più scuro verso il centro fino a nerastro. Carne sottocuticolare rossa o rosata. Cuticola separabile per 1/3.
Lamelle adnate o leggermente decorrenti, alle volte con brevi anastomosi, biancastre o crema chiaro all’inizio, poi, in età crema, intramezzate da poche lamellule di diversa lunghezza, mediamente fragili.
Gambo fino a 50 x 0,5-15 mm, cilindrico, spesso affusolato alla base, liscio, più o meno intensamente colorato di rosso, alle volte un po’ ingrigente per imbibimento, corteccia abbastanza sottile e cedevole, midollo bambagioso, bianco.
Carne bianca, pigmentata nella zona sotto cuticolare, odore leggero, vagamente fruttato. Sapore mediamente piccante. 
Reazioni macrochimiche: FeSo4 lento, rosa sporco; Guaiaco tardivamente positivo verde scuro; Fenolo lento, brunastro; KOH su lamelle e carne negativo.
Sporata: “ottenuta su vetrino posto in exsiccatum” crema scuro IId.
Pileipellis formata da ife filamentose spesse 2,5-4,5 µm, all’apice, dermatocistidi abbondanti, cilindrici, non settati, laghi 5 – 9 µm.
Spore largamente obovoidi, 6,96 - 9,01 x 5,58 - 7,49 µm, in media 8,02 x 6,73, Quoziente 1,05 - 1,33, Q. medio 1,19, ornamentazione formata in prevalenza da basse verruche alte fino 0,5 µm, riunite in creste connesse a formare un reticolo. Plaga ilare amiloide con margine ben definito.
Basidi tetrasporici, clavati, 42-52 x 9-11 µm.

Cistidi larghi fino a 13 µm, fusiformi. 

Russula torulosa

Russula torulosa

Russula torulosa

Spore di Russula torulosa - Photo by Marino Zugna

martedì 3 marzo 2015

Russula rosea . Pers

Scheda redatta dal Sig. Marino Zugna del Forum AMB di Muggia

 Gia Russula lepida Fr., Anteckn. Sver. Ätl. Svamp.: 50 (1836)

Russula rosea
Cappello diametro 30 - 60 mm, molto carnoso e sodo “duro”, all’inizio convesso, poi disteso, mai depresso, con margine liscio, mai scanalato, nemmeno in età, cuticola non separabile, asciutta, vellutata, ricoperta da una finissima pruina bianca, intera o screpolata, alle volte verrucosetta, di colore rosa-rosso, rosso pastello.
Carne del cappello bianca e molto dura, gessosa, seccando diventa un po’ giallastra nel cappello, bianca, tendente ad ingrigire con l’età nella polpa del gambo,. 
Lamelle diritte, arrotondate all’inserzione, intervenate e con rare anastomosi, fitte, mediamente spessore, fragili, all’inizio biancastre quindi crema, filo concolore o leggermente colorato di rosso nella parte marginale, lamellule non notate.
Gambo 25 - 65 x 10 - 30 mm, tozzo, cilindrico o con base leggermente allargata, duro, pruinoso, sfondo bianco con sfumatura rosa, più o meno intensa, disposta per buona parte della sua superficie tranne che alla base che rimane biancastra. Midollo bambagioso soltanto in tarda età.
Odore nullo o leggermente fruttato.
Sapore mite, appena amarognolo nella carne, leggermente mentolato nelle lamelle.
Reazioni macrochimiche: FeSo4 lentamente rosastro molto debole o quasi nullo; Guaiaco in 30 secondi verde-bluastro; Fenolo vinoso-brunastro; KOH negativo.
Sporata: “ottenuta su vetrino posto in exsiccatum” crema pallido IIa.
Spore 6,93 - 8,85 x 6,05 - 7,36 µm, in media 7,68 x 6,7 µm, Quoziente 1,06 - 1,24, Q. medio 1,15, da globose a subglobose, verrucose, ornate da basse creste a formare un basso reticolo, quasi completo, verruche alte fino a 0,5 µm, in massima riunite in creste e sottili linee di connessione. Plaga ilare amiloide.
Basidi tetrasporici, clavati, 41 - 54 x 11 - 15 µm.
Spore di Russula rosea - Photo by Marino Zugna
Cistidi voluminosi, 78 - 108 x 10,5 - 14,5 µm, da da subcilindrici a strettamente clavati o subfusiformi, variamente appendicolati, negativi in SBA. 
Pileipellis formata da brevi peli tortuosi, cilindrici o leggermente allargati all'apice, spessi 3 - 4,2 µm, frammisti a dermatocistidi molto scarsi, con spessore massimo di 5,6 µm, insensibili in SBA, e ife primordiali che evidenziano una fine incrostazione dopo il passaggio in Fucsina.

Bibliografia:
BON M. (1988) - Clé monographique des russules d’Europe, Doc. myc Tome XVIII - N° 70-71.
CETTO, B. (1989-1993) - I funghi dal vero, I-VII. Saturnia, Trento.
Cesalena Z. (1991) - Il genere Russula. Gruppo Micologico Bresadola - Vigevano
COURTECUISSE, R. & DUHEM, B. (1994) - Champignos de France et d'Europe. Lousanne.
Galli R. (1996) - Le russule Ed EN - EDINATURA.
Sarnari M. (1998) - Monografia illustrata del Genere Russula in Europa, Tomo secondo.
Russula rosea

Russula rosea

Russula rosea





lunedì 2 marzo 2015

Russula chloroides (Krombh.) Bres.

Determinazione eseguita solo da foto dagli amici Marino Zugna e Antonio Gennari, trattasi di una Russula di difficile separazione dalla quasi gemella delica, l'altezza della carne rispetto alle lamelle e un'incostante colorazione azzurrognola delle stesse verso l'attacco al gambo danno dei suggerimenti di separazione sistematica.

Scheda tratta dal Mondo dei Funghi

Sinonimi

Agaricus chloroides, Russula delica var. chloroides, Russula brevipes, Russula delicula.



Etimologia


Russula = piccola rossa (dal latino, diminutivo di russus = rosso), 
chloroides = dai riflessi verdognoli (dal greco khloròs = verde-azzurro e oìdes = simile a).



Sistematica


Regno: Fungi, Divisione: Basidiomycota, Classe: Homobasidiomycetes, Subclasse; Agari-comycetideae, Ordine: Russulales,, Famiglia: Russulaceae, Genere: Russula, Sezione: Plo-rantes, Subsezione: Delicineae, Specie: chloroìdes.


Commestibilità


Commestibile molto mediocre.


Descrizione


Russula delica e Russula chloroides fanno parte della difficile sottosezione Delicineae (o Plorantineae) che comprende carpofori morfologicamente analoghi ad alcuni Lattari, (come L. piperatus o L. vellereus), ma dai quali si distinguono per essere privi di latice, tanto che qualche Autore ha proposto per loro la denominazione Lactarius exsuccus (= senza latice) e per avere un sapore privo di acredine. Russula chloroides differisce poi da Russula delica perché ha una taglia di poco inferiore e dei riflessi smeraldini tra le lamelle e frequentemente un cerchio verde-azzurro sulla parte superiore del gambo in prossimità della superficie imeniale.

Il cappello ha un diametro compreso tra i 5 e i 12 cm.; inizialmente convesso tende a divenire depresso ed ad assumere un aspetto imbutiforme a causa di una evidente incavatura centrale. Ha consistenza dura e compatta. La cuticola è parzialmente asportabile ed è asciutta, glabra e feltrata, di colore che dal bianco tende poi a macchiarsi di giallo ocra e poi di ruggine nell’esemplare vecchio. L’orlo è regolare, talvolta un po’ involuto.

Le lamelle sono arcuate, talvolta brevemente decorrenti, ineguali, sottili e serrate, intervallate da lamellule e intervenate soprattutto in prossimità del gambo. Di colore bianco sordido ma con riflessi verde glauco distinguibili in modo particolare quando si fa ruotare la superficie imeniale alla luce del sole.

Il gambo è usualmente corto e tozzo ma tende a divenire più alto e slanciato nelle stazioni umide. Cilindrico, duro e compatto, si presenta con colorazioni biancastre, poi brunastre. Talvolta si nota una banda anulare bluastra nella parte superiore dello stipite, in prossimità delle lamelle.

La carne è soda e compatta, biancastra ma tendente a sporcarsi di ocra. Odore poco gradevole come di aringa, sapore dolciastro nella carne del gambo ma piccante nelle lamelle. Debole reazione positiva al solfato di ferro, di media intensità alla tintura di guaiaco.

Al microscopio si osservano basidi clavati tetrasporici: le spore (8 / 10,5 x 7 / 9 micron) hanno forma da subglobosa a ovoide con fitte ornamentazioni costituite da verruche piramidali, a volte amiloidi, collegate tra loro a formare un reticolo irregolare. Sporata biancastra.

Abbastanza frequente in tutta Europa, cresce isolata o in piccoli gruppi da agosto a fine ottobre nei boschi di latifoglie o di conifere (querce, faggi, castagni, abeti) in collina e in montagna, su suoli freschi e umidi, basici o leggermente acidi.


Possibilità di scambio


Come si è visto lo scambio più probabile potrebbe esser fatto con R. delica, soprattutto con la sua varietà glaucophylla; R. chloroides differisce soprattutto per il gambo talora più alto e slanciato, per il cappello notevolmente depresso al cemtro, per le lamelle fitte e basse con sfumature glauche, per la reazione rosso-arancio al solfato di ferro, per le diverse dimensioni delle spore.

Secondo Sarnari, della R. chloroides sarebbe possibile distinguere tre varietà: la var. chloroides, la var. trachyspora e la var. parvispora.

La mancanza di latice dovrebbe essere sufficiente per differenziare R. chloroides dai Lattari della sezione Albati, avvertendo tuttavia che in condizioni climatiche di siccità anche nei Lattari può diventare difficile percepire l’emissione di latice.

Russula chloroides

Russula chloroides

Russula chloroides

domenica 1 marzo 2015

Russula albonigra (Krombholz) Friès

Determinazione solo macro desunta da descrizione e reazione rossastra al solfato ferroso grazie agli amici Antonio Gennari e Marino Zugna

Appartenente al gruppo delle Russula annerenti tutte da considerare non commestibili

Russula albonigra

Russula albonigra

Russula albonigra

Russula albonigra

Russula albonigra