mercoledì 12 febbraio 2025

Abortiporus biennis (Bull.) Singer, Mycologia 36(1): 68 (1944)

 Abortiporus biennis (Bull.) Singer, Mycologia 36(1): 68 (1944)

Ritrovamento molto particolare per la casualità ed il modo di crescita del carpoforo.
Era incastonato alla base di una Quercia appena al di sopra della raccolta d'acqua dovuta alla conformazione della pianta.  Il fungo al tocco si macchiava di rossastro nella parte imeniale. Il resto nella scheda di Ubaldo che ringrazio.

Note di Ubaldo, sue le foto micro:

Basidiomi raccolti dall’amico Bruno su Quercus cerris in località San Biagio di Rocca Santa Maria (TE). Foto n° 1973 del 28.08.24.

Dall’esame microscopico dei suddetti campioni risulta quanto segue:

Struttura ifale monomitica con presenza di giunti a fibbia.

Spore subglobulose con pareti sottili, ialine JKJ neg.,con evidente guttula centrale,(4.7) 5 - 5.8 (6.3) × (3.6) 3.7 - 4.3 (5) µm

Q = 1.2 - 1.4 (1.5) ; N = 30

Me = 5.4 × 4.1 µm ; Qe = 1.3.

Basidi tetrasporici, 16,5-25,8 x 4,8-6,4µm.

Gloeocistidi multiformi, 14.72 - 53.46 × 2.7 - 7.5µm

Clamidiospore con pareti spesse, 6.2- 7 ×  5 -6.3µm

























giovedì 6 febbraio 2025

Psathyrella bipellis (Quél.) AH Sm., Journal of the Elisha Mitchell Scientific Society 62: 187 (1946)

 Psathyrella bipellis (Quél.) AH Sm., Journal of the Elisha Mitchell Scientific Society 62: 187 (1946)

Raccolta studiata dal Sig. Daniel Deschuyteneer, sue le foto micro

descrizione tratta dal sito AMINT

Tassonomia

Divisione Basidiomycota

Classe Agaricomycetes

Ordine Agaricales

Famiglia Psathyrellaceae

Sinonimi

Psathyra bipellis Quél. 1884

Drosophila bipellis (Quél.) Quél. 1888

Pilosace bipellis (Quél.) Kuntze 1898

Etimologia

L'epiteto Psathyrella, diminutivo di psathyra, deriva dal greco, ψαθυρος [psathyros] = fragile soffice.

L'epiteto bipellis deriva dal latino bi [bis]= due volte, pellis dal latino [pĕllis] = pelle, doppia pelle.

Cappello

Misura da 1 a 5 cm di diametro, si presenta conico campanulato poi convesso ed infine disteso a maturità, il margine è striato per trasparenza, irregolare, appendicolato, ricoperto da resti di velo cotonosi e biancastri. Cuticola rugosa e igrofana, di colore inizialmente bruno porpora con riflessi violacei, che tende a schiarire con lo sviluppo e asciugandosi per igrofaneità, fino ad assumere tonalità castano rosate.

Imenoforo

Lamelle adnate, rade, ventricose, con filo lamellare bianco, eteromorfo, alternate a brevi lamellule, inizialmente si presentano di colore rossastro con sfumature violacee, assumono poi una colorazione bruno nerastra con la maturazione delle spore.

Gambo

Cilindrico sinuoso e allungato, cavo, da biancastro a violaceo, finemente granuloso nella parte alta dove si inserisce nell'imenio, alla base presenta abbondanti resti miceliari, bianchi e filamentosi. 

Carne

Poco consistente, fragile nel cappello, leggermente fibrosa nel gambo, odore erbaceo appena percettibile.

Habitat

Fortemente gregario, su detriti organici, in zone aperte ai margini del bosco.








Pseudomerulius aureus (Fr.) Jülich, Persoonia 10(3): 330 (1979)

Sinonimia:

Cantharellus crucibulum (Fr.) Fr., Epicr. syst. mycol. (Upsaliae): 369 (1838) [1836-1838]

Leptotus crucibulum (Fr.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 32: 243 (1879)

Merulius aureus Fr., Observ. mycol. (Havniae) 1: 101 (1815)

Merulius aureus var. hydnoides Henn., Verh. bot. Ver. Prov. Brandenb. 37: 4 (1895)

Merulius croceus (Pers.) Duby, Bot. Gall., Edn 2 (Paris) 2: 796 (1830)

Merulius crucibulum Fr., Observ. mycol. (Havniae) 2:99 (1818)

Merulius vastator var. epiphyllus Fr., Observ. mycol. (Havniae) 1:100 (1815)

Plicatura aurea (Fr.) Parmasto, Eesti NSV Tead. Akad. Toim., Biol. veggente 16(4): 393 (1967)

Serpula aurea (Fr.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 48: 344 (1889)

Xylomyzon croceum Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 33 (1825)

Xylomyzon solare Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 29 (1825)

Xylomyzon solare var. crucibulum (Fr.) Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 29 (1825)

Xylomyzon solare var. epiphyllum (Fr.) Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 29 (1825)

Raccolta del 10.12.24, foto n°3696, fatta dall'amico Bruno in località Montesanto di Civitella del Tronto (TE), su resti di pino.

Macroscopicamente questo basidioma potrebbe rappresentare Leucogyrophana mollusca o Serpula lacrimans, ma la differenza del campione in oggetto la si nota nella forma e nelle dimensioni delle spore e anche dalla forma dei giunti a fibbia detta ansiforme.

Durante l'esame microscopico ho notato ife e spore non appartenenti a P. aureus ma ad Haplotrichum conspersum, l'anamorfo di Botryobasidium consperum.

Dopo reidratazione del campione, ho notato che questo giaceva completamente su un letto araneoso di H.conspersum.

 Allego dati e foto della microscopia.

P. aureus :

spore ialine cilindracee, JKJ neg, cianofile (3.3) 3.6 - 4.5 (4.6) × (0.9) 1.2 - 1.9 (2.1) µm

Q = (1. 2 - 3.1 (4) ; N = 30

Me = 4 × 1.6 µm ; Qe = 2.5

struttura monomitica, presenza di giunti a fibbia, alcuni ansiformi.

Basidi tetrasporici 17.1 - 21.7  × - 4.1-5.2 µm

Assenza di cistidi.

H. conspersum:

Conidiospore ovali , ialine con spesse pareti, internamente finemente ornamentate,(10.4) 15.1 - 19.2 (20.3) × (8. 9.3 - 11.1 (11.3) µm

Q = (1.2) 1.4 - 1.9 (2) ; N = 23

Me = 16.4 × 10.1 µm ; Qe = 1.6

Conidiofori ialini, con setti trasversali semplici, larghi 6-8 µm. Studio micro di Ubaldo Marulli






















mercoledì 5 febbraio 2025

Mycena leptocephala (Pers.) Gillet

 Mycena leptocephala (Pers.) Gillet

Pur attribuendo un epiteto specifico dopo lo studio accurato di Rossano Giolo rimangono dei dubbi. L'esame molecolare darebbe certezze ma nelle Mycena esistono grosse difficoltà nell'eseguirle, si vedrà in seguito se così sarà.

In tutti i modi la raccolta è stata fatta su prato alpino molto concimato dalla presenza di equini, il primo pensiero è stato rivolto verso M.aetites ma la cuticola e il gambo presentavano diverse ife laticifere, che non sono citate nella M. aetites, che invece sono previste nella M. leptocepha. Quella che calzerebbe bene con la micro sarebbe M.austera ma non ha ife laticifere ed è specie nordica. Comunque si vedrà meglio

questa è la nota su questa specie di A.Aronsen sul sito " The Mycenas of Northern Europe":

"Mycena leptocephala è un membro della sez. Fragilipedes (Fr.) Quél. e appartiene a un gruppo di specie dall'aspetto abbastanza simile con o senza odore di nitroso. M. aetites (Fr.) Quél. non ha odore di nitroso, le ife dello strato corticale dello stipite sono diverticolate e le cellule terminali sono discrete, non gonfie e facilmente trascurabili. M. austera Aronsen può essere distinta per l'assenza di morsetti, le cellule terminali vistosamente gonfie della pileipellis e i caulocistidi di forma diversa. M. parca Aronsen è molto simile, ma i cheilocistidi sono generalmente più lageniformi, le ife della pileipellis sono generalmente non ramificate e le cellule terminali della corteccia dello stipite sono scarse e abbastanza strette. La rara e poco conosciuta M. aronsenii Maas Geest. possono essere separati grazie alle spore più piccole e alle ife peculiari dello strato corticale del gambo.

Tra le specie non trovate in Norvegia, M. fragillima AH Sm. sembra essere molto simile, e secondo me gli argomenti per mantenerla come specie separata sono piuttosto deboli. Maas Geesteranus (1992: 246) ha sottolineato che M. fragillima era stata trovata su detriti di felce, che il suo gambo era descritto come grigio acqua molto pallido, e che era molto fragile, e ha affermato che questi caratteri non si adattano a M. leptocephala . Non sono d'accordo. Secondo la mia esperienza questo rientra nella variazione di questa specie molto variabile.

Mycena leptocephala è una specie variabile ma solitamente facile da identificare. Sul campo può essere confusa con diverse altre specie dall'odore nitroso (ad esempio M. stipata , M. abramsii , M. parca ) ma è facilmente identificabile per via delle ife lisce dello strato corticale dello stipite e delle cellule terminali di queste ife dalla forma evidente, combinate con le ife diverticolate della pileipellis.

M. leptocefalo è generalmente a 4 spore e pinzata, ma Smith (1947: 243) ha detto di aver trovato forme a 2 e 3 spore. Secondo Maas Geesteranus (1992: 259) una di queste raccolte si è dimostrata priva di pinze. Maas Geesteranus (1991b) ha anche segnalato una raccolta a 2 spore e senza pinze dalla Germania e io stesso ho visto sia raccolte a 2 spore che a 4 spore prive di connessioni a pinza!

Ho il sospetto che M. leptocephala comprenda più di una specie filogenetica e questo dovrebbe essere studiato con metodi molecolari."










martedì 4 febbraio 2025

Exidia glandulosa (Bull.) Fr., Syst. mycol. (Lundae) 2(1): 224 (1822)

 Exidia glandulosa (Bull.) Fr., Syst. mycol. (Lundae) 2(1): 224 (1822) 

raccolta studiata dall'amico Ubaldo Marulli, sue le foto micro

DIVISIONE: Basidiomycota

SUBDIVISIONE: Agaricomycotina

CLASSE: Agaricomycetes

SUBCLASSE: Incertae sedis

ORDINE: Auriculariales

FAMIGLIA: Auriculariaceae

Basidiomi resupinati, singolarmente pulvinati (a forma di cuscino), raramente isolati, più comunemente confluenti tra loro a formare ammassi allungati, con aspetto da circonvoluto a cerebriforme, che ricoprono superfici fino a 30 cm di lunghezza, con spessore fino a 2 cm. La superficie esposta (imenoforo) è lucida e brillante, da grigio-nerastra a nera, indicata come raramente olivastra da Jülich (1989); questa è ricoperta uniformemente da caratteristici e minuti rilievi, ben visibili solo con la lente, definiti pustole oppure verruche glandolari. La carne degli esemplari freschi è molle, gelatinosa ed elastica, mentre, con clima molto asciutto, tutto il basidioma diviene una crosta nera e dura di circa 2 mm di spessore. Nel caso di clima particolarmente umido, la carne dei vecchi esemplari si può presentare in parte deliquescente. Odore e sapore praticamente nulli.

Exidia glandulosa è una specie saprotrofa che colonizza ampie superfici di legno morto di latifoglie, ricoprendone solitamente la parte rivolta verso il basso; parte della letteratura indica la possibilità di rinvenirla, seppur raramente, anche su legno di aghifoglie. Può crescere in qualunque mese ed è abbastanza diffusa.

Raccolta effettuata dall’amico Bruno il 05.05.24, foto N° 0640 su ramo a terra di faggio  nel bosco di Intermesoli (TE).

Microscopia: spore allantoidi, liscie, IKI neg.

(12.😎 13 - 15.7 (16.7) × (5.2) 5.6 - 6.7 (6.9) µm

Q = (2) 2.1 - 2.5 (2.7) ; N = 30

Me = 14.2 × 6.2 µm ; Qe = 2.3

Fragmobasidi tetrasporici da rotondeggianti a piriformi, 16.5 - 20.47  ×  10.52 - 12.7 µm.

 Ife del contesto con gaf., assenza di cistidi.