mercoledì 19 novembre 2025

Hebeloma sacchariolens Quél., Societto Universale Amis Sci. Nat. Rouen, Sér. II 15: 158 (1880) [1879]

Hebeloma sacchariolens Quél., Societto Universale Amis Sci. Nat. Rouen, Sér. II 15: 158 (1880) [1879]

Descrizione del Fungo

Cappello: Generalmente di piccole-medie dimensioni (2-6 cm di diametro), inizialmente campanulato-convesso, poi tende a diventare piano con il margine sinuoso-ondulato. Il colore varia dal bianco-crema al marroncino chiaro, con il centro solitamente più scuro, ocra-marrone.

Lamelle: Abbastanza spaziate, con il filo crenulato (finemente dentellato). Il colore è inizialmente grigio-ocraceo, diventando progressivamente più ocra negli esemplari maturi.

Gambo: Cilindrico, biancastro, lungo 5-7 cm. Presenta una pruina (una leggera peluria biancastra) verso l'apice e tende a imbrunire verso la base.

Carne: Biancastra, fibrosa, con un sapore amarognolo e leggermente rafanoide (simile alla rapa).

Odore: La caratteristica principale è il suo odore gradevole, che può variare da dolce (zucchero filato, zucchero a velo) a leggermente rafanoide dopo un'olfazione prolungata. 


Grazie ad Ubaldo Marulli per lo studio micro, sue le foto e analisi micro.

Hebeloma sacchariolens Quél., Societto Universale Amis Sci. Nat. Rouen, Sér. II 15: 158 (1880) [1879]

Sinonimia:

Hylophila sacchariolens (Quél.) Quél., Enchir. fung. (Parigi): 100 (1886)
Raccolta  effettuata dall’amico Bruno in località S. Biagio di Rocca S. Maria (TE), il 24.09.24, foto n°2488.
Dall’esame macro e microscopico sul secco ho riscontrato quanto segue:
N° lamelle dei quattro essiccata : 41, 45, 50, 55.
Spore amigdaloidi o citriformi, 9.9 [11.2 ; 11.8] 13.1 × 5.5 [6.3 ; 6.6] 7.4 µm
Q = 1.4 [1.7 ; 1.9] 2.2 ; N = 30 ; C = 95% Me = 11.5 × 6.5 µm ; Qe = 1.8
ornamentazioni sporali 04 myxosporium con presenza di vescicole P1 P2 destrinoidia delle spore D2-D3
Cheilocistidi sul bordo lamellare, parzialmente sterile, 20.2 [27.6 ; 31.3] 38.8 × 5,6 [6,3; 6.5] 9.5 µm. di forma variabile , alcuni settati e con gaf.
Rapporto delle misure dei cheilocistidi: A/M=0,94  A/B= 2,07  B/M= 0,44
(la A indica la larghezza dell’apice del cistidio, la M la parte mediana e la B la base)




























Ulteriore ritrovamento già studiato da Marino Zugna e presente nel Forum AMB di Muggia
VEDI SCHEDA

Hebeloma sacchariolens Quél., (1880).

Sinonimi: Hebeloma latifolium Gröger & Zshiesch., 1981:198 (non H. latifolium P. Karst., 1898:7)
Hebeloma pallidolunctuosum Gröger & Zshiesch., in Hirsch, 1984: 815
Hebeloma sacchariolens var. pallidolunctuosum (Gröger & Zshiesch.) Quadr., 1987: 309 (Holotipus: JE)

Descrizione macroscopica della raccolta
Pileo 15-30 (40) mm, dapprima emisferico, quindi convesso, infine spianato con largo e ampio umbone ottuso centrale, orlo ondulato, margine finemente crenulato negli esemplari adulti, viscoso. Il colore risulta tendenzialmente ocraceo crosta di pane, più scuro verso il disco, zona marginale più chiara, cosparsa da piccole guttule e martellature più scure, radialmente fibrilloso con l’umidità. Carnoso al centro.
Lamelle smarginato-uncinate, inframezzate da 1-5 lamellule, larghe e ventricose, mediamente spesse, distanziate nei vecchi, in un esemplare di media grandezza abbiamo contato 26 lamelle, in gioventù ocracee con leggera sfumatura rosa, poi brune, filo lamellare più chiaro, crenulato.
Stipite 30-50 x 3-5 mm, cilindrico, leggermente ristretto all’apice e allargato alla base, fibrilloso, da biancastro a ocraceo più scuro con l’età, fino a brunastro, verso il basso; base ricoperta da feltro miceliare e brevi rizoidi di colore bianco.
Carne da biancastra ad ocracea, polposetta poi fibrosa e alquanto igrofana nel midollo, abbondante nella zona centrale del pileo, scarsa in periferia, di sapore dolce. Odore penetrante di sapone di Marsiglia (n.d.L.). Basidiomi parzialmente annerenti in exsiccatum.
Descrizione microscopica della raccolta
Spore (9,89) 11,75-12,51-13,35 (16,44) x (7,37) 7,67-8,19-8,69 (10,03) µm, in media 12,57 x 8,19 µm, Q. = (1,30) 1,45-1,64 (1,75) , Q.m. = 1,54 , Vol. = (297) 369-512 (865) µm³ , Vol.m. = 445 µm³, amigdaliformi e spesso subpapillate in proiezione laterale, citriformi in proiezione ventrale; ornate da basse verruche, singole o brevemente concatenate; parete spessa 0,5-1,2 µm, perisporio avvolgente non molto collassabile, da mediamente a fortemente destrinoidi, apicolo evidente.
Basidi 27,5-47 x 7-14,5 µm, Q.m. = 3,48, Vol.m. = 2330 µm³, clavati, tetrasporici, raramente bisporici.
Trama lamellare regolare, formata da ife con diametro 4,5-11,5 µm.
Cheilocistidi 32-64 x 5-10,5 µm, Q.m. = 5,87, Vol.m. = 1440 µm³, da cilindrici a strettamente clavati fino a sublageniformi, alle volte con apice sub-bulbilloso.
Pleurocistidi non osservati.
Pileipellis in ixocutis spessa all’incirca 100-200 µm, formata da uno strato di circa di ife gelatinizzate, cilindriche, con diametro di 2-3 µm, disposte disordinatamente, con l’apice allargato con diametro fino a 6 µm.
Giunti a fibbia presenti in tutti i tessuti del basidioma. Caulopellis non investigata.

Osservazioni
All’interno del genere Hebeloma, le specie che compongono la sottosezione Saccharolentia Lange ex Bon, si distinguono agevolmente per l’intenso e particolare odore che emanano, in bibliografia definito di sapone di Marsiglia, oppure di zucchero caramellato (a mio avviso assomiglia in tutto al sapone deodorante per wc), peculiarità non propria di altri ebelomi.
Anche in questo caso, le differenze dei caratteri microscopici, all’interno del gruppo, sono minime.
Di seguito andiamo ad elencare le caratteristiche che ci hanno indotto a supporre la presunta determinazione.
Macroscopicamente: basidiomi di taglia medio-piccola con base dello stipite non fusiforme, parzialmente annerenti negli exsiccata.
Microscopicamente: pileipellis formata da un ixocute non tendente a disporsi in ixotricoderma, cheilocistidi in media superiori a 35 µm, spore con perisporio lasco “anche se non sempre”, lunghezza media delle spore ≤ 13,5 µm, Q. medio ≤ 1.9. Dal lato sistematico ci siamo basati sulla monografia di Jan Vesterholt, (VESTERHOLT J., 2005), del quale abbiamo adottato le relative sinonimie.

Habitat e Raccolte studiate: N. scheda: 4526. Data di ritrovamento: 02/09/2010. Località: Prati di Tivo – lariceto. Comune: TERAMO. Coordinate geografiche: 42°31'0.66"N 13°33'57.77. Altezza slm: 1280. Habitat: tra larici e aghifoglie, qualche salice, zona fortemente igrofila. Determinatore: Zugna M. Legit: de Ruvo B.

Materiali e Metodi
Lo studio è stato compiuto su materiale secco reidratato in KOH 2%.
I preparati sono stati osservati usando come mezzo di governo H2O; ove necessario, si è adoperato Rosso Congo Ammoniacale 2% per meglio evidenziare le differenti tipologie cellulari. Il reagente di Melzer è stato utilizzato per l’accertamento della destrinoidia sporale e la loro eventuale ornamentazione.
Le misure microscopiche sono state eseguite con il software di calcolo Mycométre gentilmente fornitoci dal Sig. Georges Fannechère e prelevabile a questo indirizzo http://mycolim.free.fr. Le misure sporali si riferiscono a 100 unità, per le rimanenti tipologie cellulari si sono eseguite un minimo di venti misure a tipologia.
Le foto concernenti la microscopia, sono state eseguite con l’ausilio di una fotocamera Reflex EOS 50D, posto sul terzo occhio del trinoculare di un microscopio biologico Optech Biostar B5, supportato da ottiche Plan-APO, illuminazione alogena 12V-50 W a luce riflessa, con regolatore d'intensità. Le collezioni d’erbario sono conservate nell'erbario A.M.B. Gruppo di Muggia e del Carso.

Bibliografia
BON M., 2002: Clé de determination du genre Hebeloma. Documents mycologiques, T. XXXI, Fascicule n°123, 3-40.
M. ENDERLE 1999: Alcune Agaricales degne di nota Boll. Gr. micol. G. Bres. 42 (3): 165-178.
VESTERHOLT J., 2005: The genus Hebeloma; Fungi of Northern Europe – VOL. 3.

























martedì 18 novembre 2025

Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo 2011

Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo 2011

Caratteristiche principali

Cappello: può raggiungere i 5-15 cm di diametro. È inizialmente di forma conico-campanulata, per poi appiattirsi con un largo umbone centrale. La cuticola è liscia, glabra e, caratteristicamente, vischiosa o glutinosa in condizioni di umidità (da cui il nome specifico, dal greco gloiós = glutine e kephalé = testa). Il colore varia da bianco a grigio o grigio-brunastro, spesso con tonalità più scure al centro.

Lamelle: sono fitte, libere (non attaccate al gambo) e ventricose. Inizialmente bianche, diventano presto di un caratteristico colore rosa-brunastro man mano che le spore maturano.

Gambo: è cilindrico, slanciato, bianco, e privo di anello. Si allarga leggermente alla base, dove è presente una evidente volva membranosa e sacciforme, bianca o biancastra, che inguaina la base del gambo come una coppa.

Carne: è bianca, tenera e fragile, con un odore e un sapore generalmente deboli, a volte leggermente rafanoidi (di ravanello).

Sporata: di colore rosa-carnicino. 

Habitat e distribuzione

È un fungo saprofita, molto diffuso, che cresce a terra in prati, giardini, parchi, campi coltivati (specialmente stoppie di cereali o campi di cavoli) e in generale in terreni ricchi di sostanze organiche come compost o pacciame. Fruttifica solitamente dalla primavera all'autunno inoltrato.


Belle ed interessanti le note di discussione su Funghiitaliani:


Discussione

La Famiglia Pluteaceae Kotl. & Pouzar fino a pochi anni fa comprendeva tre generi non micorrizici: Chamaeota (W.G. Sm.) Earle, Pluteus Fr. e Volvariella Speg., che hanno in comune i seguenti caratteri morfologici: carpofori con lamelle libere al gambo, spore di colore rosa o rosa-marrone, lisce, inamiloidi, non destrinoidi, cianofile e trama lamellare inversa. Le specie dei generi Pluteus e Chamaeota crescono soprattutto su legno o altro materiale vegetale in decomposizione come segatura, trucioli di legno, detriti vegetali. La maggior parte delle specie di Volvariella sono terricole e crescono nella lettiera dello strato del suolo, in prati, giardini, pascoli o nei boschi, una specie è micoparassitica: Volvariella surrecta (Knapp) Singer e alcuni taxa sono lignicoli ad es. Volvariella bombycina Pers. ex Fr. e Volvariella caesiotincta P.D. Orton. Il Genere Volvariella, in senso tradizionale, è polifiletico e la maggior parte delle specie non fanno parte del clade Pluteus ma mostrano affinità con i generi Camarophyllus e Cantharocybe. Gli esami molecolari (Justo et al., 2010b) hanno evidenziato che Volvariella gloiocephala e altre 3 specie molto simili sono collocate in un clade diverso da Volvariella, ma molto vicino al clade di Pluteus (quindi suo sister clade) e per sistemare tassonomicamente le stesse è stato creato il Genere Volvopluteus, monofiletico analogamente a Pluteus. Anche il genere Melanoleuca è inserito quale gruppo sorella di Pluteus e Volvopluteus. I principali caratteri morfologici che separano Volvopluteus da Pluteus e Volvariella sono le spore di lunghezza media superiore a 11 µm, pileipellis tipo ixocutis, costituita da ife relativamente sottili (in media meno di 15 µm di larghezza), incorporate in una matrice gelatinosa molto cospicua, anche se risulta che Pluteus pesatatus (Fr.) Gillet, talvolta, può avere una cute leggermente gelatinosa, ma in questo caso altri elementi ci aiutano a differenziarlo: le ife della pileipellis più larghe in Volvopluteus, le spore più piccole di 10 μm, i cistidi metuloidi e la mancanza di una volva alla base del gambo. Per completezza, va detto che nella descrizione originale di Pluteus stephanobasis Singer, sono stati descritti resti di “volva frammentaria” alla base del gambo. Justo et al.,(2010a) hanno anche descritto la nuova specie Volvopluteus asiaticus, effettuato il riesame dell’holotypus di Pluteus michiganensis che si è rivelato appartenere al nuovo genere Volvopluteus, ed aggiunto commenti supplementari sulla variabilità morfologica di Volvopluteus gloiocephalus e Volvopluteus earlei oltre a realizzare una chiave del genere Volvopluteus, che è costituito da quattro specie perfettamente distinte sotto l’aspetto molecolare:

-Volvopluteus gloiocephalus (DC.: Fr.) Vizzini, Contu & Justo, definito come typus;

-Volvopluteus earlei (Murrill) Vizzini, Contu & Justo = Volvopluteus earlei f. acystidiatus (N.C. Pathak) Vizzini, Contu & Justo; Contu (2007) descrive Volvariella earlei come specie nuova per l'Europa. Justo et al., (2010a) a seguito di studi molecolari e macroscopici la sinonimizzano a Volvopluteus earlei, in pratica una sua forma bianca. Anche Volvariella acystidiata N.C. Pathak viene ricondotta a sinonimo di V. earlei, anche se differisce per la mancanza di cheilocistidi;

-Volvopluteus michiganensis (A.H. Sm.) Justo & Minnis;

-Volvopluteus asiaticus Justo & Minnis.

Secondo Justo et al. (2010b), il nome Volvariella deve essere mantenuto per le specie con spore < 11 μm, con pileipellis a cutis o con carattere intermedio cutis-trichoderma, con ife più grandi di 15 μm di larghezza e prive di strato gelatinoso.

La raccolta oggetto di questo studio esaminata sotto l’aspetto macro-morfologico ben si addice alla descrizione di Volvopluteus gloiocephalus data dai suddetti autori negli studi prima citati (Justo et al., 2010a) e (Justo et al., 2010b). In particolare la taglia dei carpofori di media grande dimensione, il cappello di circa 12 cm di diametro, le colorazioni grigio scuro con lievi sfumature ocra-marroni, assenza di rimosità sul cappello (carattere dirimente da V. michiganensis) che nel nostro caso risulta intero e ricoperto di una strato consistente di glutine e la crescita in prato erboso concimato. Dal punto di vista microscopico Volvopluteus gloiocephalus viene descritto con spore > di 12,5 μm, con la maggior parte dei pleurocistidi senza escrescenze apicali, alcuni con papilla apicale e la maggior parte dei cheilocistidi fusiformi e clavati. L’esame microscopico del nostro campione ha permesso di misurare spore delle dimensioni di 13,8-16,8(17,3) × (7,9)8,1-9,2 µm, e sono stati rilevati:

- cheilocistidi prevalentemente ovoidi, alcuni con papilla apicale, altri largamente fusiformi con breve escrescenza apicale;

- pleurocistidi in prevalenza largamente fusiformi con escrescenza apicale lunga 9,3-22,2 µm (digitati), ovoidi, alcuni con papilla apicale altri con breve escrescenza.

Sugli esemplari provenienti da exsiccata può essere difficile osservare le digitazioni dei cistidi e dei pleurocistidi, perché nel secco queste strutture sottili collassano facilmente.

Come auspicato da Justo et al. (2010a e 2010b), ulteriori collezioni di campioni appartenenti al genere Volvopluteus, dovranno essere studiate per una migliore definizione della morfologia delle specie e delle delimitazioni tra queste.